giovedì 14 Maggio 2026

Le bugie della Meloni sull’economia

Da Rocco Casalino
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C’è una domanda molto semplice che Giorgia Meloni dovrebbe avere il coraggio di affrontare senza propaganda: come può un Governo che si definisce “amico delle imprese”, “contro le tasse” e “contro lo Stato oppressore” presentarsi dopo quasi quattro anni con il Paese fermo?

Perché il punto è tutto qui.
L’Italia è immobile.
E non è un’opinione. Sono i numeri.

Nel 2023 il Pil è cresciuto dello 0,9%.
Nel 2024 dello 0,8%.
Nel 2025 dello 0,5%.
Nel 2026 le stime oscillano tra lo 0,4% e lo 0,6%.

Quattro anni di crescita quasi zero, nonostante i miliardi del Pnrr. E secondo tutte le principali previsioni internazionali il 2027 rischia di essere il quinto anno consecutivo di stagnazione.

Nel frattempo la produzione industriale è crollata per tre anni di fila. I salari reali italiani sono ancora sotto di quasi l’8% rispetto al 2021. La pressione fiscale ha raggiunto livelli record. Il debito pubblico continua a salire. E il Governo ha firmato il Patto di stabilità europeo che imporrà all’Italia anni di tagli, austerità e compressione della spesa reale.

Questa è la fotografia vera dell’economia italiana.
Tutto il resto è marketing politico.

Ed è per questo che Fratelli d’Italia prova disperatamente a cambiare il terreno della discussione, esibendo grafici semplificati e slogan autocelebrativi. Ma appena si entra dentro i numeri, quella narrazione si sgonfia.

Il Governo che doveva “abbassare le tasse” ha portato la pressione fiscale al livello più alto degli ultimi vent’anni.
Il Governo che doveva liberare il mercato ha ottenuto tre anni consecutivi di caduta industriale. Il Governo che prometteva pensioni più dignitose ha regalato 1,80 euro al mese alle pensioni minime.

E mentre tutto questo accadeva, l’Italia perdeva pezzi strategici della propria economia. Rete Tim, Ita, asset energetici, aziende del Made in Italy finite sempre più spesso in mani straniere. Altro che sovranismo economico. Qui siamo davanti a una lenta svendita del sistema industriale italiano.

Anche il mercato del lavoro racconta una realtà molto diversa dalla propaganda ufficiale.
Gli occupati aumentano soprattutto tra gli over 50, perché le persone sono costrette a restare al lavoro più a lungo. Intanto i giovani continuano ad avere salari bassissimi, precarietà e scarse prospettive. E soprattutto resta enorme il numero di inattivi: milioni di italiani che non cercano più nemmeno un impiego. È anche per questo che il tasso di disoccupazione appare artificialmente più basso. Senza contare la tragedia di centinaia di migliaia di giovani che lasciano il nostro Paese per cercare fortuna all’estero.

Prendiamo il tema dell’inflazione.
Meloni rivendica il calo dei prezzi come fosse il risultato di una propria strategia economica. Ma l’inflazione è scesa in tutta Europa per il progressivo riequilibrio dei mercati energetici dopo lo shock della guerra in Ucraina. Non esiste una singola misura del Governo Meloni che possa spiegare il rientro dell’inflazione. Al contrario, gli italiani continuano a pagare il prezzo di una devastante inflazione alimentare: +25% in quattro anni sui beni essenziali. Ed è la forma di inflazione più ingiusta, perché colpisce soprattutto i redditi bassi.

Lo stesso vale per lo spread.
Anche qui la propaganda racconta una presunta conquista del Governo. In realtà gli spread si sono ridotti in tutta Europa perché è cambiato il livello dei tassi tedeschi, cioè il benchmark di riferimento. E nonostante questo, l’Italia continua ad avere uno dei peggiori spread dell’Unione europea.

La verità è che questo Governo non ha costruito una strategia economica.

E oggi il rischio è enorme.
Perché un Paese che cresce meno del costo del proprio debito entra lentamente in una trappola: paga sempre più interessi, ha sempre meno spazio fiscale e finisce paralizzato.

È esattamente ciò che sta accadendo all’Italia.

Ed è difficile immaginare un fallimento peggiore per una destra che aveva promesso crescita, meno tasse, più impresa e più benessere.

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