mercoledì 27 Maggio 2026

Inchiesta ultras, Ferdico: “Coinvolto in omicidio Boiocchi per una maglietta di Bastoni”

Da La Sintesi Online
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(Adnkronos) –
E’ una maglietta l’oggetto che ‘arma’ Marco Ferdico contro Vittorio Boiocchi in una faida tutta interna alla Curva Nord dell’Inter che si conclude nell’ottobre 2022 con la morte del volto storico della tifosera nerazzurra. A raccontarlo in aula è lo stesso Ferdico che racconta l’omaggio ricevuto nell’estate 2022, in occasione della finale di Coppa Italia vinta dall’Inter, dalle mani del calciatore Alessandro Bastoni, che “mi dà la maglietta, mi abbraccia, non la lancia, la dà a me e io me la tengo perché non è della curva”.  

Un episodio che quando Boiocchi, a lungo in carcere, riconquista la guida degli ultrà non gradisce tanto che a Ferdico viene fatto sentire un audio in cui Boiocchi ritira fuori la storia della maglietta di Bastoni, “o restituisce la maglietta o io questa gente la stiro…” le parole che la vittima avrebbe impresso in un vocale. E Boiocchi si scaglia anche contro Andrea Beretta, altro storico volto della curva interista, il quale viene accusato di rubare alcuni introiti degli affari della tifoseria. 

“Vedere Beretta persona carismatica, alta due metri, che quando arrivava nei locali si spostavano i tavolini, spaventato perché temeva un agguato, mi ha fatto capire che rischiavamo di subire ripercussioni, non so se di finire ammazzati…”. Un timore che altri ultrà ripetono e che porta Beretta a girare armato e a coinvolgere Marco Ferdico nell’idea di uccidere Boiocchi. “Visto che ci stavano facendo una prepotenza, io dico a Beretta ‘sto dalla tua parte’. Io avevo il dente avvelenato con Boiocchi, pensavo ‘ma questo chi è?’”. L’idea diventa piano concreto e “sarei ipocrita nel non dire che l’ho fatto anche per guidare la Curva Nord” conclude Marco Ferdico. 

“Io mi prendo le responsabilità e sono completamente colpevole ma Beretta mi ha gonfiato la testa” per eliminare Vittorio Boiocchi, il progetto “era parcheggiarlo e prenderci la curva”. E’ uno dei passaggi dell’interrogatorio di Marco Ferdico che ricostruisce l’amore per l’Inter e il rapporto nato da giovanissimo con Andrea Beretta, poi interrotto per dissidi in affari. E i soldi legati alla curva diventano il motivo del delitto che Beretta, ora diventato collaboratore di giustizia, chiede di compiere per 50mila euro.  

Un agguato contro Boiocchi “fatto da quattro scappati di casa”: chi spara è “il volenteroso” Daniel D’Alessandro, Andrea Simoncini il “disperato” guida la moto, “erano gli unici due reperibili a quel prezzo e con la fretta che aveva Beretta” sintetizza Marco Ferdico che in più occasioni ribadisce la contrarietà del padre Ferdico, anche lui in carcere per l’omicidio del fondatore della Curva Nord, al delitto. A fine settembre 2022, Beretta è deciso ad andare fino in fondo per evitare di essere ammazzato. A ottobre iniziano i sopralluoghi: “Io non sapevo neanche dove abitava Boiocchi, Beretta aveva la chiave del cancello di casa sottratta a Boiocchi…quando Beretta diceva ‘mi ammazzano’ ci credeva, viveva sotto assedio. Lui era in preda alla smania di fare questa cosa” spiega il giovane imputato.  

E’ Marco Ferdico a mettere in moto la macchina organizzativa: lo studio delle vie di fuga, un’arma comprata per 3mila euro in Calabria e provata dietro casa sua in Brianza, la verniciatura dello scooter, il furgone su cui caricare la moto da far sparire, i guanti, i telefoni criptati già disponibili per altri affari. “Mio padre non ha mai guidato nessuna moto o furgone, non ha fatto nessun sopralluogo o provato nessuna arma, non ha fatto nulla per questo omicidio. Io ho fatto rapine, ho spacciato, ho fatte più danni della grandine…devo chiedere scusa a mio padre perché se è seduto li è colpa mia”. Il post omicidio è una netta presa di coscienza. “Ho fatto due più due e ho pensato che avesse ragione Boiocchi che Beretta rubava i soldi” del merchandising della Curva Nord perché “rubava i soldi anche a me…dopo l’omicidio mi rendo conto che i soldi mancano e ho smesso di credere a Beretta” conclude Marco Ferdico. 

Ecco un altro dei passaggi dell’interrogatorio di Ferdico: “Non chiedo scusa alla famiglia Boiocchi, perché non c’è scusa per quello che ho fatto e non c’è perdono per quello che ho fatto. Io sono venuto qui perché ci metto la faccia, non mi nascondo dietro a uno schermo. Non chiedo scusa perché lo trovo ipocrita, il perdono non arriverà mai”.  

In aula, davanti ai familiari della vittima, ricostruisce tutte le fasi dell’organizzazione dell’agguato fino al 29 ottobre del 2022 quando prima della partita a San Siro, “l’ansia sale. Un conto è preparare, organizzare un omicidio, un conto è sapere quello che sta succedendo…”. E’ il giovane Ferdico a dare il segnale ai complici per il via al piano contro il volto storico della tifoseria nerazzurra, mentre lui dallo stadio assiste alla curva che si svuota “in segno di rispetto” quando la notizia dell’agguato diventa pubblica.  

Nel parlare Marco Ferdico non nasconde di avere “la pelle d’oca. Io ho fatto un’azione per Andrea Beretta, ma Boiocchi aveva ragione…era lui che doveva i soldi a Boiocchi. Non lo avrei mai fatto se sapevo che non aveva rubato un centesimo…Beretta si è inventato che doveva essere ammazzato…l’ho fatto col torto” conclude. 

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