domenica 30 Agosto 2026

Medici e ingegneri clinici trasformano vetrini in dati condivisi, Aou Sant’Andrea Roma apripista

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – La patologia digitale non è più , ma al Sant’Andrea di Roma è solida realtà. L’ ospedaliero-universitaria Sant’Andrea, a un accordo con GE HealthCare, società leader nel settore della tecnologia medica, della diagnostica farmaceutica e delle soluzioni digitali per la , si candida seriamente a fare da modello. “Attraverso la sinergia tra patologi e ingegneri clinici, l’ospedale romano ha avviato la transizione verso un ecosistema digitale integrato che sta ridefinendo i flussi di lavoro clinici e migliorando l’accuratezza diagnostica, in particolare in ambito oncologico. A guidare la trasformazione ci sono il professor Andrea Vecchione, direttore di Patologia morfologica e molecolare del Sant’Andrea, e l’ingegnere Carla Ciciarelli, direttore Uoc Sviluppo delle tecnologie biomediche e dell’ecosistema digitale e responsabile per la Transizione al digitale dell’Aou Sant’Andrea. 

“La patologia in senso tradizionale si è sempre basata sull’analisi microscopica di vetrini fisici. Un sistema che, di fronte all’aumento dei volumi dei casi e alla carenza di personale nel nostro particolare ambito , sta mostrando dei limiti sia nella capacità di gestione che nei tempi di esecuzione degli esami”, spiega Vecchione. Grazie al software di digital pathology messo a disposizione da GE HealthCare, c’è stato un primo passo importante verso il digitale. Ma quali sono i vantaggi? “Prima di tutto velocità ed efficienza: l’accesso istantaneo ai vetrini digitalizzati riduce i tempi di refertazione. La maggiore sicurezza del dato conferita dall’eliminazione del trasporto fisico dei campioni ha azzerato eventuali rischi di perdita o deterioramento. Ogni attività è tracciata tramite trail strutturati. Un altro dato importante da sottolineare è la stretta collaborazione anche in smart working tra i patologi che sono in grado di richiedere consulti a distanza in reale, superando i limiti fisici dei laboratori”, aggiunge Vecchione. 

Un altro dato importante è l’abbattimento dei silos informativi. “Il vero punto di svolta del progetto del Sant’Andrea risiede nell’interoperabilità – illustra Ciciarelli – Invece di creare sistemi isolati per ogni reparto, l’ospedale ha centralizzato i dati di radiologia, cardiologia e patologia digitale all’interno di un unico archivio indipendente dai singoli fornitori, denominato Vna (Vendor Neutral Archive). Parliamo di una piattaforma aziendale di Enterprise Imaging per archiviazione e visualizzazione di dati radiologici, anatomopatologici, cardiologici e di medicina nucleare, consentendo l’utilizzo integrato di strumenti di intelligenza artificiale per il supporto diagnostico, la preparazione semplificata dei tumor board e la collaborazione clinica da remoto con decisioni più rapide e data driven nei casi oncologici complessi, per esempio. I medici possono unire i dati radiologici, patologici e genomici dello stesso paziente in una sola schermata, gettando le basi per una vera e propria medicina di precisione”. 

Qual è il ruolo dell’intelligenza artificiale in questa iniziativa? “Sicuramente la nostra iniziativa è lo step propedeutico e indispensabile per l’ di sistemi diagnostici assistiti dall’Ai, capaci di supportare e mai sostituire il medico nell’identificazione precoce delle patologie. I benefici tecnologici legati alla digitalizzazione dell’anatomia patologica sono davvero molteplici – aggiunge Ciciarelli – Il nostro obiettivo sin dal’inizio è stato quello di favorire una maggiore integrazione ospedaliera, azzerando la frammentazione dei reparti. In questo caso patologia, radiologia e cardiologia convergono in un unico archivio centralizzato e neutro rispetto ai fornitori chiamato Vendor Neutral Archive, una infrastruttura che si sposa con i sistemi già esistenti (Lis, Pacs e cartelle cliniche elettroniche)”.  

E dal punto di vista della privacy e della protezione dei dati? “La sicurezza informatica e la conformità alle normative sulla privacy sono componenti strutturali del nostro progetto. Tutti i dati sensibili possiedono una gestione degli accessi rigida e tracciabile. Senza contare che riunire i risultati in un’unica piattaforma abbatte i costi a lungo termine rispetto all’uso di singoli sistemi isolati”, evidenzia il direttore Uoc Sviluppo delle tecnologie biomediche e dell’ecosistema digitale e responsabile per la Transizione al digitale dell’Aou Sant’Andrea.  

Il progetto con GE HealthCare sarà esteso anche ad altri settori dell’ospedale? “Abbiamo scelto un partner tecnologico molto affidabile e con alti standard di ed esperienza; una volta testata e terminata la sperimentazione penseremo a un eventuale implementazione del servizio. Perché c’è un fatto evidente che non possiamo sottovalutare: la transizione digitale riguarda prima di tutto le persone. Per questo è fondamentale formare il personale e coinvolgere tutti i medici. Quello appena iniziato è una delle iniziative intraprese verso il cammino della transizione al digitale”, conclude Ciciarelli. 

salute/sanita

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