Sale ancora il bilancio delle vittime della catastrofe che ha colpito il confine tra Nepal e Tibet. Sono almeno 682 i morti complessivamente recuperati nelle due aree interessate: 675 in Nepal e altri sette in Cina. Oltre 3mila persone risultano ancora disperse o non contattabili, anche se le liste potrebbero contenere sovrapposizioni. In Nepal sono state tratte in salvo oltre 4.450 persone, tra cui più di 187 cittadini stranieri. Restano però 420 persone da rintracciare, compresi tre italiani. La priorità dei soccorritori è ora raggiungere chi potrebbe essere ancora vivo.
Oltre 100 persone intrappolate in un tunnel
Tra i dispersi in Nepal, 933 sono lavoratori impegnati in progetti idroelettrici. Particolarmente drammatica la situazione nell’impianto Upper Trishuli 3B, nel distretto di Rasuwa, dove oltre 100 persone sono rimaste intrappolate all’interno di un tunnel. L’esercito nepalese sta tentando di raggiungere i lavoratori, ma l’operazione è estremamente complessa: gli accessi sono ostruiti da fango, massi e sedimenti trasportati dal fiume. I soccorritori devono prima verificare se e come sia possibile entrare. Kathmandu ha chiesto aiuto a India e Cina. Sei tecnici cinesi sono arrivati in elicottero nella zona per una prima ricognizione, mentre altri specialisti sono pronti a intervenire. Una squadra indiana composta da 11 esperti di soccorso in galleria e personale medico è già arrivata nella capitale.
Mobilitati oltre 15mila uomini
Per le operazioni di soccorso e assistenza sono stati mobilitati complessivamente 15.224 membri delle forze di sicurezza. La macchina dei soccorsi deve però affrontare anche l’emergenza legata alle salme. Centinaia di corpi sono stati recuperati a valle dopo essere rimasti a lungo nell’acqua e rischiano una rapida decomposizione. Il Nepal dispone di capacità sanitarie e forensi limitate e ha chiesto frigoriferi, anche tramite camion refrigerati, oltre a personale specializzato nei test del Dna per identificare le vittime.
Danni per 5 miliardi di dollari
Mentre proseguono le ricerche, Kathmandu comincia a fare i conti con la ricostruzione. Il ministro delle Finanze Swarnim Wagle ha stimato in 4-5 miliardi di dollari il costo complessivo dei danni, una cifra destinata a essere aggiornata al termine della valutazione. Secondo la Croce Rossa, fino a 93mila persone potrebbero essere state colpite dalla catastrofe. La comunità internazionale ha iniziato a mobilitarsi: il Canada ha annunciato 5 milioni di dollari canadesi di aiuti umanitari, mentre l’Unione europea ha promesso 2 milioni di euro. La Cina, inoltre, si prepara a fornire 30 ponti Bailey per contribuire a ripristinare i collegamenti nelle zone devastate. Ma prima della ricostruzione resta la priorità più urgente: continuare a cercare i dispersi e dare alle famiglie una risposta sul destino dei loro cari.
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