giovedì 13 Agosto 2026

Greenspan, il presidente della Fed che sconfisse l’inflazione ma non gli speculatori

Di La Sintesi Online
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() – Con la scomparsa oggi dell’ della Federal Reserve Alan Greenspan, poche settimane dopo avere compiuto 100 anni, si chiude quello che si potrebbe definire il ‘secolo delle banche ‘ o meglio il periodo fondamentale in cui queste istituzioni hanno costruito e riaffermato il loro ruolo centrale di regolatori dell’economia globale. Come scrive il Journal , Alan Greenspan “è andato oltre il ruolo di banchiere centrale, esercitando un’influenza straordinaria sulla finanza e sul commercio americani e godendo di una statura globale senza pari durante un periodo di notevole prosperità”. Anche se – riconosce il quotidiano – la crisi finanziaria globale del 2008, arrivata due anni dopo l’addio di Greenspan alla Fed- “ha ridimensionato la sua aura di onnipotenza tecnocratica, innescando una severa rivalutazione del suo operato”. “La sua convinzione che i mercati potessero autoregolamentarsi in maniera efficace fu un elemento trainante delle politiche di regolamentazione negli anni ’90 e nei primi anni 2000” salvo poi rivelarsi drammaticamente inefficace allo scoppio della crisi. 

Nei suoi mandati alla guida della Federal Reserve, dal 1987 al 2006, Greenspan ha servito sotto quattro presidenti, da Ronald Reagan a George W. Bush, passando per Bush padre e Bill Clinton. Di ebraica, originario di Manhattan, Greenspan aveva ottenuto la laurea e il master in economia presso la New York University, quindi iniziò una carriera di ricercatore ma anche manager in centri studi e imprese private, prima di partecipare alla campagna alla nomination di Richard Nixon nelle elezioni del 1968 e diventare – sotto il suo successore Gerald Ford – presidente del Council of Economic Advisers. 

Poco dopo il suo arrivo alla Fed, Greenspan dovette gestire il lunedì nero del 1987, un duro promemoria che “la versione trionfante del capitalismo americano post-” – come la definisce il New York Times – era sempre meno adatta ai tempi che cambiavano. Come scrive sempre il Nyt “pur gestendo abilmente i di interesse in modo da mantenere l’economia in piena espansione, Greenspan rimase restio ad affrontare un pericolo che ben conosceva: e cioè, che il clima di bassa inflazione e di politica monetaria espansiva che aveva contribuito a creare stesse mettendo a rischio gli Stati Uniti alimentando boom di investimenti insostenibili. E rimase riluttante ad agire quando banche e società di adottarono nuove e complesse tecniche di trading che avrebbero poi causato gravi danni”. 

Per contro, nessuno può negare il successo in quello che Greenspan considerava il compito principale di un banchiere centrale: tenere sotto controllo l’inflazione dopo gli incrementi a due cifre degli anni precedenti. Con una rara prova di onestà intellettuale Greenspan nel 2008 in una dichiarazione pubblica, ammise come fossero sbagliate le basi che avevano guidato il suo mandato alla Fed ovvero la convinzione che il libero fosse in grado di autoregolarsi. Il laissez-faire, insomma, non era adatto alla finanza del XXImo secolo, se mai lo era nei decenni passati. (di Massimo Germinario) 

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