venerdì 8 Maggio 2026

Al padiglione russo della Biennale si brinda veneto, il prosecco batte la vodka

Da La Sintesi Online
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

(Adnkronos) – Non scorrono fiumi di vodka nel padiglione della Federazione Russa alla 61esima Esposizione internazionale d’Arte ai Giardini della Biennale di Venezia. A dominare la scena, contro ogni previsione, è invece il prosecco delle colline trevigiane, scelto dalla grande maggioranza dei visitatori, italiani e stranieri. Giornalisti e addetti ai lavori accreditati alla rassegna sembrano preferire le bollicine venete anche quando al bancone è disponibile una vodka “made in Italy”. E anche la cinquantina di artisti russi presenti hanno scoperto con piacere il gusto del prosecco. L’atmosfera resta comunque composta, quasi sobria, al primo piano della palazzina liberty di proprietà della Russia dal 1914, dove è stato allestito un angolo bar: bicchieri che si riempiono e si svuotano con regolarità, acqua sempre presente a smorzare i brindisi. 

Dietro il bancone ci sono Francesco e Angelo Addesso, fratelli baristi della provincia di Salerno. Arrivati a Venezia per un incarico trovato quasi per caso, si sono ritrovati improvvisamente sotto i riflettori. “Non c’è un vero compenso, lo facciamo soprattutto per farci conoscere”, raccontano all’Adnkronos mentre lavorano senza sosta. “Nel nostro settore capita spesso: partecipi a eventi importanti, allarghi la rete di contatti e magari si aprono nuove opportunità. Abbiamo risposto a un annuncio e ci siamo messi in gioco per qualche giorno”. La lista delle bevande riflette una clientela variegata: vodka per chi resta fedele alla tradizione, gin tonic per chi cerca un’alternativa, champagne servito con attenzione formale. Ma è il prosecco a segnare davvero il ritmo delle consumazioni, scelto con naturalezza da quasi tutti. 

Per una singolare coincidenza, il nome del bar della famiglia Addesso ad Auletta, in provincia di Salerno, ha una bizzarra assonanza con Urss, la vecchia Unione Sovietica. Si chiama infatti “U Russ”, che poi era il soprannome del nonno, detto “il Rosso” per via dei capelli. Un dettaglio che oggi sembra quasi ironico, considerando il contesto, ma che – spiegano – non ha alcun legame con la Russia di oggi. Le polemiche li hanno raggiunti quando ormai erano già operativi. “Ci siamo trovati dentro una situazione più grande di noi”, ammettono. “Abbiamo letto tante cose, ma il nostro obiettivo resta fare bene il nostro lavoro, senza entrare in questioni che non ci competono”. A colpirli più di tutto è stata la risonanza mediatica. Foto e video hanno iniziato a circolare rapidamente, trasformandoli in volti riconoscibili ben oltre il contesto veneziano. “Non pensavamo di finire così esposti”, dicono. “Francamente non era quello che cercavamo, ma se deve succedere speriamo che porti sviluppi positivi. Cerchiamo di prenderla con filosofia”. (di Paolo Martini) 

cultura

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata