lunedì 28 Settembre 2026

Caso Fakir, allarme Sis118: “La posizione prona può uccidere, ecco perché diventa letale”

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – “La morte di , 42 anni, durante un delle forze dell’ordine, riporta alla ribalta una questione clinica che la medicina d’emergenza conosce da oltre trent’anni: la contenzione fisica prolungata in posizione prona, con il peso degli operatori sul torace e la compressione della nuca, può uccidere”. A ricordarlo è la Società Italiana Sistema 118 (Sis118) che – “nel pieno rispetto dell’indagine della Procura di Bologna e dell’autopsia disposta, cui spetta stabilire le cause della morte” – sceglie di parlare di fisiopatologia, non di responsabilità. “L’agitazione psicomotoria acuta è, a tutti gli effetti, un’emergenza medica”, afferma il presidente Mario Giosuè Balzanelli. 

Il decesso, spiegano dal 118, “non è quasi mai un semplice soffocamento. A convergere sono tre possibili cause. La prima è intrinseca allo stato di agitazione: l’organismo, in preda a una tempesta di catecolamine e a uno sforzo muscolare estremo, va incontro ad aritmie maligne, ischemia, acidosi da acido lattico, rabdomiolisi con rilascio di potassio e ipertermia: una cascata che, da sola, può fermare il cuore anche senza alcuna contenzione. È il quadro un chiamato ‘excited delirium’, etichetta oggi abbandonata dalle società scientifiche, ma la cui sostanza fisiopatologica resta reale. La seconda causa è la posizione prona. Schiacciato a terra, con il peso di uno o più operatori sul dorso, il soggetto non riesce più a espandere il torace e il diaframma. Proprio quando servirebbe iperventilare per smaltire l’anidride carbonica in eccesso, la meccanica respiratoria è bloccata: la CO2 si accumula, il sangue si acidifica ulteriormente, il cuore cede. La compressione del collo aggrava il quadro”. La terza “è lo spray al peperoncino, impiegato a Bologna pochi istanti prima dell’immobilizzazione. L’oleoresin capsicum (estratto oleoso naturale del peperoncino piccante, utilizzato come principio attivo) può provocare laringospasmo e broncospasmo, con dispnea e chiusura delle vie aeree, effetti che diventano pericolosi soprattutto in chi soffre d’asma. E i familiari di Fakir riferiscono che l’ era asmatico, con precedenti ricoveri per problemi respiratori. Il risultato è un arresto cardiaco che si manifesta tipicamente come ‘attività elettrica senza polso’ o asistolia: non un ritmo beneficiario della scarica elettrica erogata dal defibrillatore, caratterizzato da probabilità molto minori, sul piano statistico, di conseguire, durante la , il ripristino della circolazione spontanea”. La finestra per evitarlo, o per renderlo molto meno probabile, avverte la Sis118, “è strettissima e coincide con un gesto semplice: togliere subito la persona dalla posizione prona”.  

Per Balzanelli il punto è che l’agitazione psicomotoria, qualunque ne sia l’origine, “è una condizione clinica potenzialmente pericolosa per il paziente e per l’ circostante”, e “richiede necessariamente l’intervento di un equipaggio del 118 composto da medico e “. Solo un team sanitario, spiega, può valutare clinicamente il paziente, praticare in sicurezza un’eventuale sedazione e monitorarlo per cogliere in tempo i segni di deterioramento, prevenendo complicanze letali come crisi ipertensive severe e aritmie maligne. 

L’appello della società scientifica è a: “Riconoscere l’agitazione acuta come emergenza medica e attivare sempre il 118 con equipaggio medico-infermieristico; non mantenere mai la posizione prona con peso sul dorso e compressione della nuca; riportare immediatamente il soggetto, una volta controllato, in posizione laterale di sicurezza o seduta; affidare la contenzione farmacologica solo a sanitario, con monitoraggio continuo di saturazione, elettrocardiogramma e pressione; e costruire protocolli condivisi e formazione congiunta tra forze dell’ordine e Sistema 118″. 

“La farà il suo corso”, conclude il responsabile Sis118, che esprime cordoglio alla famiglia di Abderrahim Fakir. “Ma il compito della comunità scientifica – precisa Balzanelli – è impedire che simili tragedie si ripetano. La conoscenza esiste da oltre trent’anni: trasformarla in protocolli operativi e in formazione condivisa è oggi un’urgenza non più rinviabile”. 

Sul piano istituzionale, la Sis118 conferma la propria “disponibilità – a titolo interamente gratuito – a offrire alle forze dell’ordine percorsi di formazione e addestramento sulle manovre salvavita e sul primo soccorso, nella convinzione che la tutela della vita sia un terreno di reciproca virtuosa sinergia istituzionale”. 

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