martedì 29 Settembre 2026
Mahmoud Tubasi jalud ph ig

Cisgiordania, famiglia cacciata di casa dai coloni: «L’hanno incendiata»

Mahmoud Tubasi e i suoi familiari hanno lasciato l’abitazione il 22 luglio dopo settimane di minacce, incendi, blocchi e interruzioni di acqua ed elettricità

Di Redazione
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Una vicenda che si trascina da mesi torna al centro dell’attenzione a , villaggio palestinese situato a sud di , in . Al centro della storia ‘è la famiglia di Mahmoud Tubasi, costretta a lasciare la propria abitazione dopo una lunga escalation di intimidazioni e attacchi attribuiti a coloni israeliani. Secondo il racconto dell’uomo e le ricostruzioni pubblicate nei mesi successivi agli episodi, la pressione sulla famiglia sarebbe iniziata nella primavera del 2026 e avrebbe raggiunto il punto di rottura durante l’estate, quando gli accessi alla casa sono stati progressivamente bloccati.

La casa di Tubasi si trova alla periferia di Jalud, su un terreno appartenente alla famiglia. L’uomo aveva costruito l’abitazione alcuni anni fa e vi viveva insieme alla moglie, ai figli e ai nipoti. Per diverso tempo la famiglia aveva condotto la propria senza episodi di questo tipo, ma la situazione sarebbe cambiata con la comparsa di un nuovo avamposto nelle vicinanze. Secondo il racconto di Tubasi, gli episodi di pressione sarebbero cominciati con incursioni nell’area della casa e con un tentativo di appiccare il fuoco all’abitazione mentre i familiari si trovavano all’interno.

L’ e l’inizio dell’assedio

Il primo episodio particolarmente grave risale al 3 aprile 2026. Tubasi ha raccontato che quella notte alcune persone avrebbero cercato di incendiare l’ingresso della casa mentre la famiglia dormiva. I familiari riuscirono a spegnere le fiamme, ma l’episodio aumentò immediatamente la paura per la sicurezza dei bambini e degli altri componenti della famiglia. Dopo quell’, alcune donne e alcuni bambini lasciarono temporaneamente l’abitazione per raggiungere altri villaggi, mentre Tubasi, la moglie e i figli continuarono a rimanere nella casa.

Nei mesi successivi, secondo il racconto della famiglia, gli episodi di intimidazione continuarono. Nelle vicinanze della casa comparvero strutture riconducibili a un nuovo avamposto e gli accessi alla proprietà divennero sempre più difficili. La situazione arrivò a trasformarsi in un vero e proprio della famiglia. Tubasi ha riferito che gli accessi alla casa vennero bloccati e che i familiari incontrarono difficoltà anche nel ricevere beni essenziali.

Le ricostruzioni pubblicate da diverse testate indicano inoltre che, durante le settimane dell’assedio, l’elettricità e l’acqua della casa vennero interrotte e che persone esterne avrebbero incontrato ostacoli nel portare alla famiglia cibo, acqua e medicinali. Tubasi ha raccontato di avere chiesto aiuto alle autorità e ad altri interlocutori senza riuscire a interrompere la pressione intorno alla proprietà. La famiglia rimase quindi nella casa nonostante le condizioni sempre più difficili.

Il giorno della fuga dalla casa

La situazione raggiunse un punto decisivo il 22 luglio 2026. Secondo il racconto di Tubasi, la famiglia non riuscì più a rimanere nell’abitazione e lasciò la proprietà. L’uomo, sua moglie e i figli si allontanarono dalla casa dopo settimane di isolamento e minacce. Da quel momento Tubasi non ha più potuto vivere nella propria abitazione e ha continuato a osservare a distanza ciò che accadeva nella proprietà.

Il racconto della famiglia si inserisce in un quadro più ampio di tensioni e violenze che da tempo interessano diverse aree della Cisgiordania. In particolare, negli ultimi mesi sono emerse altre testimonianze relative a palestinesi che hanno lasciato le proprie abitazioni dopo episodi di intimidazione, danneggiamenti, incendi e blocchi degli accessi. Nel caso di Jalud, la particolarità della vicenda riguarda anche il fatto che gli episodi hanno interessato un’abitazione stabile appartenente a una famiglia che viveva da anni sul posto.

La situazione torna al centro dell’attenzione

La vicenda di Tubasi ha assunto ulteriore rilievo nelle ultime settimane, anche alla luce degli sviluppi riguardanti altre abitazioni palestinesi di Jalud. Il 29 settembre 2026 sono esplosi nuovi scontri nell’area dopo l’intervento delle forze israeliane per applicare un ordine della Corte Suprema israeliana relativo alla rimozione di coloni che avevano occupato abitazioni palestinesi nella zona. Durante gli scontri sono emerse anche segnalazioni di incendi che avrebbero interessato abitazioni alla periferia del villaggio.

Gli sviluppi mostrano quanto la situazione resti instabile nell’area di Jalud. Nel caso della famiglia Tubasi, la perdita della casa non rappresenta soltanto l’abbandono di un edificio, ma la conclusione di mesi durante i quali la famiglia ha cercato di continuare a vivere nella propria abitazione nonostante la crescente pressione. «È tutto peggiorato molto rapidamente», ha raccontato Tubasi descrivendo l’evoluzione della situazione.

La vicenda resta inoltre legata alla questione più ampia degli avamposti e degli insediamenti nella Cisgiordania occupata, dove le tensioni tra comunità palestinesi, coloni israeliani e autorità di sicurezza continuano a produrre nuovi episodi di violenza e sfollamento. Per la famiglia Tubasi, il problema resta concreto: poter tornare nella propria casa e recuperare una normalità interrotta dopo mesi di paura e isolamento.

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