sabato 31 Ottobre 2026

Conte: “Mai parlato di candidatura di Ranucci”

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – L’ingresso di Sigfrido in politica è una notizia “trapelata e addirittura associata al Movimento 5 Stelle, credo, in modo molto evidente per cercare di indebolire la sua figura professionale. Per quanto mi riguarda non ho mai parlato né con Ranucci né con del Movimento della possibilità che Ranucci fosse candidato”. Lo dice il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, a In onda su La7. 

Conte viene interpellato sul tema delle nel . “Smettiamola con questo dibattito quotidiano snervante e stucchevole. Abbiamo detto che settembre era il mese per convergere sul ? Noi lo facciamo il 19 e 20 settembre” a Milano con Nova 2.0. Non c’è urgenza, di Conte: “Stiamo andando a votare? Se c’è una crisi “acceleleremo anche noi nella costruzione di un programma che possa creare un comune sentire e un’armonia programmatica per poi affrontare un momento dopo la scelta del candidato “, risponde ancora. 

“Se l’unica possibilità che ci viene offerta è dire che il partito più forte prende tutto, questa è una cosa che nel momento in cui si sta costruendo un’ con forze politiche che hanno diverse sensibilità, non è sostenibile”, dice fissando paletti nella costruzione dell’alleanza con il Pd e le altre forze progressiste. “Tutte le altre forze rispetto al partito più forte sarebbero automaticamente degradate a cespugli e l’elettorato si sentirebbe di recitare una parte non da protagonista” e quindi noi abbiamo detto “facciamo una grande partecipazione di popolo e facciamo le primarie, troveremo il candidato più competitivo. Se poi, però, a un certo punto non si vogliono fare ci venga detto e ne prenderemo atto, e ne parleremo chiaramente non sui giornali, occorre chiarezza e lealtà”.  

Significa che nel caso non si facessero le primarie salta tutto? “Come facciamo noi altre forze politiche che per la prima volta dobbiamo costruire un programma accettare che il partito più forte decide tutto?”. Se nel funziona da 30 anni la regola che il del partito più votato è il candidato “è perché l’hanno applicata nel tempo, l’hanno sperimentata e a rotazione può succedere a tutti” e perché “ci sono travasi” tra i partiti “e tutti possono partecipare e sentirsi co-protagonisti. Se noi usassimo questa regola comprometteremo fin dall’origine la possibilità di essere tutti competitivi. Qui non è in gioco la mia ambizione, ma la volontà di essere al servizio di un progetto coerente e solido che mandi a casa Meloni. Per farlo dobbiamo dare la possibilità a tutti di sentirsi rappresentanti e co-protagonisti”, aggiunge. 

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