sabato 10 Ottobre 2026
Giorgia Meloni. ANSA_Riccardo Antimiani

Conti in rosso e promesse elettorali: il governo Meloni cerca miliardi dalle banche per salvare la Manovra

Tra spesa sanitaria da rifinanziare e costosi impegni elettorali, l'esecutivo si scopre a corto di coperture. In vista della scadenza del 13 ottobre, il Mef punta a racimolare fino a 3 miliardi da banche e assicurazioni, mentre Salvini alza la posta a 5. Ma l'ABI boccia la stangata: "Patti già fatti, ora basta"

Di Redazione
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Con il calendario che corre veloce verso la scadenza del 13 — data in cui il Consiglio dei Ministri dovrà approvare il Documento programmatico di — il governo Meloni si trova ad affrontare il problema di sempre: le tante promesse elettorali da mantenere e le casse dello Stato tragicamente vuote. Senza più margini per fare nuovo debito pubblico e con una spesa appesantita dall’, l’esecutivo sceglie la via più comoda ed usata in emergenza, tornando a battere cassa al settore finanziario e assicurativo.

Il del Ministero dell’Economia punta a rastrellare tra i 2 e i 3 miliardi di tramite ritocchi alle imposte o anticipi sui crediti fiscali. Una mossa disperata per trovare le coperture necessarie a finanziare le richieste minime dei ministeri, a partire dai 5,5 miliardi sollecitati dalla Sanità per evitare il collasso delle liste d’attesa e dalle istanze dei Comuni travolti dal rincaro dei costi.

Il no dell’ABI e il nella maggioranza

Ma l’operazione “ bancomat dello Stato” si scontra immediatamente con la netta opposizione degli istituti di credito. Il presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, ha risposto per le rime alle indiscrezioni ricordando che il settore ha già sottoscritto lo scorso anno un accordo triennale da ben 10,5 miliardi di euro. Dunque, l’idea di considerare i bilanci bancari come una risorsa illimitata a cui attingere a ogni emergenza di governo viene respinta al mittente senza mezzi termini.

A complicare il quadro c’è la profonda spaccatura interna alla stessa maggioranza di centrodestra. Mentre Matteo Salvini alza il tiro chiedendo una stangata ancora più pesante da «almeno 5 miliardi di euro», Forza e il ministro Antonio Tajani frenano bruschi, ribadendo la propria contrarietà a qualsiasi nuova tassa. Senza un’ interna e con il muro alzato dall’ABI, il governo rischia di presentarsi alla scadenza decisiva della finanziaria con un enorme buco nei conti e pochissimo tempo per coprirlo.

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