Da Palazzo Vecchio a Firenze, durante la Festa de Il Foglio, il presidente del Senato Ignazio La Russa traccia la mappa temporale della legislatura ed entra a gamba tesa sulle grandi partite strategiche della politica italiana. In merito alla data delle prossime elezioni politiche, la seconda carica dello Stato sgombra il campo dalle speculazioni su una fine anticipata o su slittamenti estremi: «La scadenza naturale può arrivare fino a dicembre, si potrebbe votare sotto Natale. Ma io penso che si voterà prima: la cosa più probabile è che si voti ad ottobre 2027».
L’esponente di Fratelli d’Italia ha mostrato piena serenità sul dossier del “Melonellum“, giunto al vaglio dei giudici costituzionali dopo la promulgazione del Quirinale: «La Corte è sovrana e sono fiducioso che la legge elettorale passerà il vaglio della Consulta. Se così non fosse ne prenderemo atto».
L’asse con Meloni, il no a Vannacci e il futuro politico
Ampio spazio è stato dedicato alla parabola politica di Giorgia Meloni. La Russa ne ha elogiato il percorso definendola «l’unica leader donna che non ha mai avuto bisogno di uno sponsor uomo», escludendo una sua corsa immediata al Quirinale poiché focalizzata sull’obiettivo di ricandidarsi a Palazzo Chigi, pur precisando che per il futuro «un’eventuale presidenza Meloni sarebbe un grande vantaggio per l’Italia». Allontanata invece qualsiasi personale ambizione per la presidenza della Repubblica o per la presidenza della Regione Lombardia: «Non scherziamo. Dopo il voto mi vedo ancora senatore, se il mio partito vorrà».
In chiave di alleanze, la risposta più netta ha riguardato il generale Roberto Vannacci: «Oggi le probabilità di allearci con lui sono dello zero per cento. Chi ha tradito una volta può tradire ancora». La Russa ha infine rivendicato la continuità della destra italiana nel formare classe dirigente di governo, ricordando come «dopo Almirante sia arrivato Fini e dopo Fini sia arrivata Giorgia Meloni: la destra può difettare in tante cose, ma non nella capacità di fornire leader».





