martedì 27 Ottobre 2026

Crisi climatica e ghiacciai, il bilancio dell’estate 2026 sulle Alpi

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Estate 2026 horribilis per le Alpi e i suoi ghiacciai che rischia di superare quella del 2022 e del 2023. L’allarme arriva da Carovana dei ghiacciai di Legambiente, campagna internazionale realizzata in collaborazione con Cipra Italia e la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana, partner principale Comfort Zone e partner sostenitore Frosta Italia, che oggi presenta i dati di bilancio della sua campagna frutto del viaggio di quest’estate lungo l’arco alpino. 

A pesare sullo stato di salute di Alpi e ghiacciai, in questi mesi del 2026, sono le alte e lo zero termico stabilmente sopra i 4.800-5.000 metri, le scarse precipitazioni nevose unite alla siccità a valle, e gli 70 eventi meteo estremi che hanno colpito le regioni alpine da gennaio a fine agosto 2026 (dati Osservatorio CittàClima Legambiente), rendendo la più fragile. La conferma arriva anche dallo stato di salute dei sette ghiacciai simbolo (Adamello, Grande Motte, ghiacciai del Miage e Planpincieux sul Monte Bianco, ghiacciaio dei Forni, del Montasio e quello del Coolidge superiore sul Monviso) scelti e osservati quest’estate dalla settima edizione di Carovana dei ghiacciai e che testimoniano come la crisi climatica abbia accelerato il passo. 

“Tutti i ghiacciai osservati arretrano e sono segnati da fenomeni di instabilità. Aumentano le colate detritiche e le morene si deformano. In particolare, quest’estate, i crolli più importanti sono stati osservati sul Monviso, dopo la tappa del 1° settembre sulla parete nordest, e sul Montasio dove a fine agosto è crollata una parte della cavità superiore del ghiacciaio, mentre Carovana dei ghiacciai era in quota – racconta Legambiente – Dove i ghiacciai indietreggiano cresce nuova vegetazione e si diffondono specie pioniere, fenomeni su cui bisogna aprire una riflessione in termini di gestione del territorio montano”. 

Da qui l’appello a “mettere urgentemente in campo concrete di mitigazione e di adattamento, monitoraggi continui in quota, e una governance europea che tenga dei ghiacciai e delle risorse connesse a partire dall’acqua, una risorsa che non è infinita. Temi al centro del Manifesto europeo per una governance dei ghiacciai e delle risorse connesse e della piattaforma politica culturale, la prima nata in Italia, ‘Governarne le Alpi che cambiano’, entrambi promossi da Legambiente insieme a Cai, Cipra Italia, Fondazione Glaciologica Italiana e rilanciati più volte nel corso delle tappe”. 

“Le Alpi – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – sono una delle sentinelle della crisi climatica in atto. Questa estate, segnata da , ondate di calore ed eventi meteo estremi, ci ricorda che non ‘è più tempo da perdere. La crisi climatica si contrasta in primis con più politiche di mitigazione e adattamento da mettere in campo in montagna, a valle così come nelle aree urbane. Lo abbiamo chiesto nel corso di questa settimana edizione di Carovana dei ghiacciai e lo rilanciamo oggi indirizzando un chiaro appello al governo insieme ad una governance europea dei ghiacciai e delle risorse connesse”. 

“Quest’anno con Carovana dei ghiacciai – commenta Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi Legambiente e presidente di Cipra Italia – abbiamo osservato l’accelerazione dei in quota e degli effetti sempre più evidenti della crisi climatica. Anche quanto accaduto in Nepal deve essere un monito su quello che potrebbe verificarsi in altre parti del mondo. È dunque necessario una governance europea della montagna connessa con quella della pianura, monitoraggi costanti dell’alta quota, uniti a campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte a cittadini e locali, ricordando che c’è un unico filo conduttore che è l’acqua, risorsa fondamentale per il benessere degli ecosistemi e per la nostra società”. 

“Le osservazioni della Carovana dei Ghiacciai 2026 – dichiarano Valter Maggi e Marco Giardino, rispettivamente presidente e vicepresidente della Fondazione Glaciologica Italiana – convergono su un’unica lettura: non si tratta di episodi isolati di instabilità o regresso glaciale, ma di un di deglaciazione ormai strutturale, alimentato da un riscaldamento climatico che sulle Alpi corre molto velocemente, al doppio della media globale. Lo zero termico stabilmente sopra i 4.800-5.000 metri e lo scarso innevamento residuo hanno eliminato il margine protettivo che finora attutiva l’impatto delle estati calde anche sui ghiacciai più resistenti. Il 2026 segna dunque una svolta: la deglaciazione è osservabile in tempo reale, con effetti evidenti sul paesaggio anche nell’arco di poche settimane, e impone alla scienza un monitoraggio continuo capace di anticipare gli scenari dell’instabilità imminente”. 

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