(Adnkronos) – Gli appelli a non osservare senza gli occhiali giusti l’eclissi di ieri sera “non sono bastati” a convincere tutti a essere prudenti. Solo a Roma, al pronto soccorso dell’ospedale Oftalmico “abbiamo avuto in queste ore 7 casi riconducibili a rischio ‘maculopatie da eclissi solari’. Lo spiega all’Adnkronos Salute Francesco Corasaniti, direttore del Pronto soccorso oculistico dell’ospedale Oftalmico di Roma. Tre persone non avevano sintomi e si sono presentate unicamente per timore, perché avevano assistito all’eclissi non protette. Due avevano sindromi da occhio secco, riscontrate subito dopo l’esposizione al sole. E altre due avevano invece un annebbiamento della visione che però ora sta migliorando”. Tutti i pazienti avevano assistito al fenomeno astronomico nella Capitale, dove pure le nuvole hanno in parte ostacolato la visione, o nella provincia.
“Nonostante tutti gli avvertimenti che erano stati diffusi da tutti gli oculisti, me compreso – continua Corasaniti – questi pazienti hanno comunque assistito all’eclissi con occhiali da sole normali o addirittura senza nessun filtro”, forse rassicurati dal cielo parziamente coperto. Il rischio che si siano prodotti dei danni alla retina “c‘è. Si tratta di alterazioni che non si vedono subito. Per questo noi programmiamo accertamenti specifici come l’Oct (Optical Coherent Tomography) che si fa nei giorni successivi per vedere se può insorgere una maculopatia”. I 7 pazienti “dovranno fare questo tipo di esami per avere una diagnosi, per capire se c’è l’ustione, con una maculopatia da eclissi. In pratica, si crea un ‘buco nero’ nel campo visivo”, evidenzia Corasaniti.
Alle persone che eventualmente ieri sera avessero guardato l’eclissi senza proteggere gli occhi, anche in assenza di sintomi l’appello è “a farsi visitare in un pronto soccorso oculistico o da un oculista di fiducia. L’eventuale danno non crea sintomatologia dolorosa. Alterazioni possono insorgere nelle successive 24-48 ore all’esposizione, ma essersi esposti non crea matematicamente, per fortuna, il danno. Possono esserci pazienti che arrivano accusando forti fastidi subito dopo l’esposizione e poi, in realtà, nei giorni successivi risultano negativi agli esami. E abbiamo pazienti, invece, che hanno minimi fastidi, ma poi dagli esami scopriamo che il danno c’è”, conclude l’esperto.
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