Da percezione diffusa a vera e propria emergenza nazionale: la paura per la propria incolumità si impone nell’agenda pubblica e picchia duro sulle fondamenta del consenso dell’esecutivo. La fotografia scattata dall’ultima rilevazione demoscopica per il Corriere della Sera certifica un’escalation drammatica: se all’inizio della legislatura la sicurezza era un tema marginale citato appena dal 10% degli italiani, oggi la cifra è più che triplicata balzando al 35%. Il problema è così schizzato dalla decima alla seconda posizione assoluta tra le principali preoccupazioni dei cittadini.
I dati mostrano un Paese spaccato e sfiduciato: il 46% dei residenti dichiara di sentirsi poco o per nulla sicuro nella propria zona di residenza. Un disagio che colpisce pesantemente i ceti periferici delle grandi aree metropolitane del Nord e che non risparmia le roccaforti del centrodestra — dove il senso di insicurezza tocca il 41% —, ricalcando la spaccatura sociale già vista nel resto d’Europa con l’avanzata della protesta populista.
Microcriminalità e baby gang: la bocciatura della linea di Governo
A guidare l’angoscia della popolazione sono i reati di strada. In cima alla classifica stilata dal sondaggio figurano la criminalità comune (38%), il dilagare delle baby gang (28%) e il degrado urbano (27%), seguiti a ruota dalle tensioni sull’immigrazione (27%) e dalla violenza di genere (23%). Il fenomeno migratorio, in particolare, continua a dividere l’opinione pubblica lungo linee ideologiche nette: è la preoccupazione prioritaria per il 44% degli elettori di centrodestra, mentre scivola in coda alle priorità (12%) tra le opposizioni.
Il dato politico più pesante che emerge dalla rilevazione riguarda la valutazione delle politiche governative. Un netto 64% degli intervistati boccia le risposte di Palazzo Chigi, giudicando i provvedimenti varati finora come poco (28%) o per nulla efficaci (36%). Persino tra i sostenitori della maggioranza l’entusiasmo appare gelido, con appena un risicato 5% che definisce “molto efficaci” i decreti e i giri di vite approvati dall’esecutivo.
Pugno duro o prevenzione? Il rebus che condizionerà le urne
Sulle ricette da adottare l’elettorato appare spaccato quasi a metà: se il 43% invoca politiche apertamente repressive, il 44% chiede interventi strutturali di prevenzione. Sebbene la base del centrodestra propenda per la linea dura (59%) e il centrosinistra preferisca la prevenzione (63%), in entrambi i campi si registrano ampie percentuali favorevoli a un approccio combinato.
Con il 48% dei cittadini convinto che la sicurezza rappresenterà lo snodo cruciale della prossima campagna elettorale — quota che sale al 65% tra le forze di maggioranza —, il tema si appresta a diventare una polveriera. Eppure i partiti faticano a intercettare questa domanda di protezione: ben il 46% degli italiani non riconosce alcuna forza politica capace di formulare proposte convincenti, lasciando Giorgia Meloni e le opposizioni a contendersi un bacino di scontenti disperso tra il 17% di Fratelli d’Italia e il 9% del M5S.





