martedì 13 Ottobre 2026
Putin-Trump, telefonata di un’ora: confronto su Ucraina, Iran e Mondiali di calcio

Il patto sul gasolio tra Trump e Putin per salvare le Midterm

Per blindare il voto dell'America rurale alle imminenti elezioni e abbattere il costo del carburante per agricoltori e camionisti, Donald Trump sospende per sei mesi le sanzioni sul gasolio russo. Kyiv e le cancellerie europee sono sotto shock: mentre il Cremlino esulta, Volodymyr Zelensky sfida il veto del tycoon e ordina nuovi attacchi con i droni contro le raffinerie di Mosca

Di Redazione
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Un cinico baratto elettorale che rischia di far saltare l’intero impianto delle sanzioni occidentali e di spaccare per sempre l’alleanza atlantica. Donald Trump apre clamorosamente le porte al carburante di Vladimir Putin, firmando la sospensione temporanea per sei mesi delle sanzioni sulle esportazioni di gasolio russo per consentirne la vendita a prezzi di mercato. Una decisione arrivata a che di fatto scarica Volodymyr Zelensky e riapre una ferita profondissima tra Washington e le cancellerie europee, provocando la più grave crisi diplomatica sull’asse -Kiev dai tempi delle drammatiche tensioni nello Studio Ovale.

Sopraffatto da una tempesta di polemiche e dalle di tradimento arrivate da alleati e avversari interni, il presidente americano ha liquidato ogni obiezione con la sua consueta spavalderia social, rivendicando la mossa in nome dell’interesse nazionale e rinfacciando all’Unione Europea i miliardi versati a Mosca in passato: «L’Unione Europea ha pagato alla Russia 250 miliardi di dollari per l’energia. Ho fatto la scelta giusta per il popolo americano: sempre, prima l’America!».

Il calcolo elettorale: salvare i voti dell’America rurale

Dietro l’improvviso stop all’embargo non ci sono complesse strategie diplomatiche, ma la pura paura della sconfitta politica nelle imminenti ed essenziali elezioni di Midterm. Con l’inflazione alle stelle e il costo della diventato una minaccia mortale per il Partito Repubblicano, il tycoon ha scelto di tutelare a ogni costo il cuore pulsante del suo bacino elettorale: l’America rurale del Midwest e del Sud. Nel pieno della stagione del raccolto, l’impennata dei prezzi del diesel sta mettendo in ginocchio agricoltori, allevatori e autotrasportatori, dissanguati dai costi d’impiego di mietitrebbie, trattori e catene logistiche.

Per evitare un’emorragia di voti nei campi che si trasformerebbe in una catastrofe alle urne, la Casa Bianca ha perfino autorizzato l’uso eccezionale del diesel colorato defiscalizzato per i camion da trasporto. L’ossigeno concesso al mercato energetico del Cremlino rappresenta dunque, nella visione di Trump, il prezzo da far pagare all’Ucraina pur di garantire carburante a basso costo alla propria base elettorale.

La sponda del Cremlino e la furia dei Paesi europei

A benedire l’iniziativa di Washington ci ha pensato immediatamente Mosca. Il vice primo ministro russo con delega all’Energia, Alexander Novak, ha colto palla al balzo per rimarcare la energetica del Vecchio Continente, ricordando come dal 2022 a oggi la Russia abbia incassato oltre 286 miliardi di dalle forniture verso l’Europa. Cifre da capogiro che il tycoon utilizza per giustificare la propria svolta pragmatica, ma che gettano nel panico i governi europei.

La mossa della Casa Bianca rischia infatti di vanificare gli sforzi compiuti dal 2022 a oggi da Berlino, Parigi, Londra e dai Paesi Baltici per prosciugare i proventi bellici di Putin. Mentre le diplomazie europee valutano contromisure d’emergenza e un rafforzamento dei controlli sulla flotta ombra russa per limitarne i profitti, persino al Congresso di Washington esplode la protesta bipartisan contro una concessione giudicata letale, che garantisce nuova liquidità fresca all’apparato di Mosca.

La sfida di Zelensky: droni sulle raffinerie contro l’alt di Trump

Ma chi non ha alcuna intenzione di piegarsi ai diktat della Casa Bianca è la leadership di Kiev. Nonostante il perentorio ordine di Trump di interrompere le incursioni contro l’infrastruttura petrolifera russa, Volodymyr Zelensky e i comandi militari ucraini hanno deciso di tirare dritto, intensificando la campagna di attacchi con droni a lungo raggio contro depositi e impianti di raffinazione nemici.

Per l’esercito ucraino, colpire la capacità di lavorazione del carburante dentro i confini russi è l’unico modo per prosciugare le linee di delle truppe d’ e mandare in fumo le garanzie d’esportazione promesse da Mosca. Una risposta d’orgoglio e di pura sopravvivenza con cui Kiev dimostra di voler difendere la propria sovranità, anche a costo di sfidare apertamente l’uomo che da Washington pretende di decidere il destino del .

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