martedì 13 Ottobre 2026

Il conto del riarmo lo pagano gli italiani: “In arrivo tagli alla spesa e nuove tasse”

Di Redazione
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Non era difficile da intuire sul piano della logica, ma ora arriva la certificazione ufficiale delle autorità tecniche di bilancio. Il maxi-aumento delle spese militari programmato dall’esecutivo nel prossimo biennio per allinearsi agli impegni Nato imporrà all’Italia una drastica correzione dei conti pubblici nella prossima legislatura. A lanciare l’allarme è l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), presieduto dall’economista Lilia Cavallari, durante le audizioni sul Documento programmatico di bilancio. Per rientrare nei parametri europei non ci saranno alternative: serviranno interventi di riduzione della spesa pubblica — cioè tagli servizi e allo Stato sociale — oppure misure compensative sul fronte delle entrate, vale a dire nuove tasse per i cittadini.

La decisione di attivare la clausola di salvaguardia europea per scorporare fino al 2028 dai vincoli di bilancio quattordici miliardi di extra-deficit per la difesa e altrettanti per l’energia offre solo una boccata d’ossigeno temporanea. Al netto di questa deroga, gli spazi di manovra sulla spesa netta sono azzerati.

La tagliola del e il nodo del 2029

Il vero macigno sui conti pubblici si abbatterà a partire dal 2029, quando la clausola europea scadrà. L’Upb giudica irrealistica la tesi del ministero secondo cui la spesa per la difesa possa magicamente tornare ai livelli precedenti, dal momento che gran parte degli riguarda assunzioni di personale e programmi pluriennali legati alla Nato.

Senza aggiustamenti strutturali, disavanzo e debito pubblico risaliranno vertiginosamente, violando le del nuovo Patto di Stabilità. Per rimettere in bolla i di finanza pubblica, il prossimo governo dovrà varare correzioni lacrime e sangue stimabili fino a un punto percentuale di Pil, pari a circa ventidue miliardi di all’anno ai prezzi attuali. Un margine di manovra talmente stretto da non lasciare alcuno spazio per gestire eventuali emergenze o imprevisti macroeconomici.

La mazzata dell’Istat: i salari reali crollano del 9,4% rispetto al 2021

Se le prospettive della finanza pubblica appaiono fosche, il presente delle famiglie italiane è già segnato dall’emergenza sociale. I illustrati in Parlamento dal presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, testimoniano come la fiammata inflazionistica legata ai costi energetici abbia già congelato la fragile fase di recupero delle nominali avviata a fine 2023.

Sulla base dei contratti collettivi siglati fino ad agosto, la crescita media delle retribuzioni contrattuali nel 2026 si fermerà al 2,5%, a fronte di un’inflazione acquisita Ipca pari al 3%. Il bilancio complessivo per i lavoratori è disastroso: rispetto al 2021 le buste reali degli italiani hanno perso ben il 9,4% del proprio potere d’acquisto, un cumulato senza eguali tra le principali economie avanzate del pianeta.

Una manovra a impatto zero sulla crescita

In questo scenario di forte sofferenza per ceto medio e famiglie, la prossima legge di Bilancio offrirà uno stimolo economico ridicolo. Come ammesso dallo stesso governo, gli interventi contenuti nella manovra produrranno un incremento della crescita stimabile in un misero 0,2% del Pil per il prossimo anno.

A blindare ulteriormente le casse dello Stato contribuisce la spesa per interessi sul debito pubblico, prevista in forte aumento nel biennio 2028-2029 fino a raggiungere il 4,6% del Pil. Una voragine provocata dal rialzo globale dei rendimenti dei titoli di Stato che rischia di risucchiare ogni risorsa residua, condannando l’Italia a una stagione di austerità e sacrifici.

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