martedì 13 Ottobre 2026

PD nel caos sul ddl Antisemitismo: chiede lo slittamento e fa un favore alla destra

Travolto dalle spaccature interne e dal "no" di Elly Schlein, il PD chiede alla maggioranza di rinviare a novembre il ddl Antisemitismo. Un autogol che permette al centrodestra di contingentare i tempi d'aula ed evitare l'ostruzionismo

Di Redazione
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Uno psicodramma politico in piena regola che si trasforma nel più inaspettato dei regali per la maggioranza di governo. Nel tentativo disperato di nascondere le proprie crepe ed evitare un devastante clamore mediatico, è stato direttamente il Partito Democratico a chiedere al centrodestra di far slittare al mese di novembre il alla Camera sul controverso disegno di legge sull’antisemitismo. Il provvedimento, che avrebbe dovuto occupare il terzo punto all’ordine del giorno a Montecitorio subito dopo lo scostamento di bilancio, viene così archiviato temporaneamente per fare spazio a un ben più innocuo testo sui veicoli fuori uso destinati alle scuole tecniche.

Una mossa di puro tatticismo con cui i dirigenti del Nazareno cercano di prendere tempo per ricucire lo strappo interno, ma che si risolve in un clamoroso autogol che spiana la strada alle forze di maggioranza.

Il dentro il Nazareno: dalle firme al no di

La richiesta di rinvio avanzata in via riservata ai delegati d’ del centrodestra nasce dalla totale paralisi di un partito finito in cortocircuito ideologico. Il disegno di legge era nato originariamente a Palazzo Madama proprio su impulso del senatore dem Graziano Delrio. Ma se al Senato il gruppo si era astenuto con diversi esponenti che avevano comunque votato a favore, alla Camera la linea tracciata dalla segretaria si è completamente ribaltata, posizionando il vertice del partito su un convinto “no” per contrastare norme ritenute apertamente punitive nei confronti della di espressione.

La svolta ha scatenato una vera e propria polveriera interna: la componente moderata ha minacciato la fronda, l’ex deputato Emanuele Fiano ha annunciato l’addio al Pd di fronte all’ipotesi del voto contrario e persino la senatrice a vita Liliana Segre ha rivolto un accorato appello al ripensamento. Una valoriale profonda, sfociata prima nella mancata partecipazione al voto in Commissione Affari Costituzionali e infine nella scelta d’emergenza di invocare lo slittamento della legge.

La beffa del rinvio: la destra ringrazia e cassa il dibattito

Ma la scelta del Pd di rinviare la patata bollente al mese prossimo si trasforma in una trappola perfetta per l’intera opposizione. Per il centrodestra guidato da Fratelli d’Italia, infatti, accogliere la richiesta dei dem e slittare a novembre rappresenta un’occasione d’oro: inserire il ddl nel dei lavori durante la sessione della manovra di bilancio consentirà alla maggioranza di contingentare severamente i tempi di discussione, tagliando alla radice qualsiasi tentativo di ostruzionismo parlamentare.

Nemmeno all’interno del centrodestra l’approvazione di una così dibattuta è del tutto priva di ritorni d’immagine complicati, vista la delicatezza dei temi legati al contrasto dell’antisemitismo e alle tutele costituzionali. Ma grazie al clamoroso passaggio a vuoto del Pd, l’ostacolo economico dell’invarianza è stato superato senza intralci in Commissione Bilancio, lasciando al governo la strada del tutto spianata per blindare e approvare il testo con i tempi e i modi desiderati.

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