La Procura di Roma ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari ad Andrea Stroppa, l’informatico trentaduenne noto per essere il referente di Elon Musk in Italia, contestandogli l’ipotesi di omicidio stradale. L’atto, firmato dal sostituto procuratore Rita Ceraso, anticipa di norma la richiesta di rinvio a giudizio per il drammatico incidente avvenuto la sera del 31 dicembre in via Filippo Fiorentini, nel quartiere Collatino, costato la vita a un diciottenne.
Se in un primo momento la posizione di Stroppa sembrava marginale a causa dell’attraversamento pedonale della vittima con il semaforo rosso, le perizie tecniche hanno ribaltato la ricostruzione iniziale. I dati estrapolati dal dispositivo satellitare UnipolTech installato sulla Smart hanno accertato che la vettura procedeva a 94 chilometri orari in un tratto urbano con limite fissato a 50 km/h, smentendo le testimonianze che stimavano una velocità moderata. Per gli inquirenti si profilerebbe dunque un concorso di colpa: pur di fronte all’imprudenza del pedone, l’impatto a velocità quasi raddoppiata non ha lasciato scampo al giovane. Nel fascicolo della Procura figurano anche altre irregolarità, tra cui l’installazione non consentita di pellicole oscuranti sui vetri anteriori dell’auto.
L’enigma della scorta e la tutela dopo i blitz contro Tesla
Oltre ai rilievi dinamici sul sinistro, l’inchiesta fa emergere un interrogativo sulla gestione della sicurezza dell’imprenditore. Stroppa è infatti sottoposto a un dispositivo di tutela personale assegnato dall’Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale (Ucis) a seguito di ripetute minacce di morte e dell’attentato incendiario che il 31 marzo ha distrutto sedici vetture al Tesla Center di via Serracapriola.
Nonostante i protocolli di scorta prevedano il costante affiancamento degli agenti e il divieto assoluto per il tutelato di spostarsi in autonomia, la sera del 31 dicembre Stroppa si trovava da solo alla guida della sua auto al momento dell’impatto. Resta da chiarire se l’informatico fosse uscito senza preavvisare la scorta o se vi sia stato un corto circuito nelle procedure di protezione.





