(Adnkronos) – “Quando giri in Italia è difficile non pensare alla storia del cinema italiano. Tutta la troupe – è un mestiere che lì si tramanda di generazione in generazione – porta con sé quella memoria. Hanno una storia cinematografica ricchissima, ed è ovunque, soprattutto a Cinecittà. Ci sono ancora i vecchi oggetti di scena di Fellini sparsi ovunque, sai esattamente cosa ha girato e in quale teatro di posa”. Jacob Elordi elogia le ‘vibes’ degli iconici studi di Cinecittà a Roma, dove sono state girate alcune scene di ‘The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine’, di cui è protagonsita, del regista Ridley Scott. “È impossibile dimenticare l’importanza del cinema quando stai girando in Italia”, aggiunge uno dei giovani divi più richiesti di Hollywood. In collegamento da Londra, in occasione dell’anteprima del film, c’è anche Ridley Scott, che ricorda il suo rapporto con il cinema europeo: “Quello italiano e francese sono stati la mia scuola, persino più di Hollywood”. E parlando dell’industria italiana dice: “Aveva un po’ perso la sua strada, ma ora l’ha ritrovata”. E su Cinecittà sorride: “Lì ho incontrato Federico Fellini e Sergio Leone”. Il regista de ‘La dolce vita’ “mi ha portato in giro per gli studi mostrandomi questa gigantesca nave (apparsa in ‘Amarcord’, ndr). Ne era molto orgoglioso”. E aggiunge: “Aveva un look molto inglese, indossava un Mackintosh e una sciarpa firmata Burberry”.
A due anni da ‘Il gladiatore II’, Scott torna nelle sale italiane – il 26 agosto con 20th Century Studios – con un thriller epico e avvincente ambientato in un mondo in cui la sopravvivenza è un istinto, ma l’umanità è una scelta. La storia è ambientata nel 2035. Una mortale epidemia influenzale ha decimato la maggior parte della popolazione mondiale, e molti dei sopravvissuti sono affetti da una debilitante malattia del sangue, dando vita a un mondo distopico e instabile. In questo brutale scenario post-apocalittico, i pochi sopravvissuti sono costretti ad affrontare la dura realtà di un futuro desolante, mentre lottano per dare un senso alla loro nuova condizione, reinventare le proprie vite e preservare ciò che resta dell’umanità. Un giovane pilota, Hig (Jacob Elordi), e un militare esperto di sopravvivenza, Bangley (Josh Brolin), hanno costruito un rifugio efficiente ma isolato su una pista di atterraggio abbandonata. Mentre Bangley non ha alcuna intenzione di andarsene, Hig è desideroso di rintracciare altri sopravvissuti e spesso porta con sé il suo amato cane Jasper in missioni di ricognizione con il suo aereo, consegnando rifornimenti a una vicina comunità mennonita e cercando chiunque non sia stato contagiato. Quando Hig riceve una misteriosa trasmissione radio, si avventura nell’ignoto alla ricerca della speranza e dell’umanità in cui crede ancora. Ma quando è improvvisamente costretto ad atterrare con il suo aereo, si imbatte in una casa isolata in un canyon, appartenente a Pops (GuyPearce), il quale nutre una profonda diffidenza verso gli estranei e custodisce la sua proprietà con precisione militare. Pops incarna l’istinto di sopravvivenza ridotto alla sua essenza: è diffidente, vigile e inflessibile.
Sua figlia Cima (Margaret Qualley), invece, incarna la saggezza della sopravvivenza senza aver perso la sua dolcezza, offrendo a Hig non solo gentilezza, ma anche il primo legame autentico che lui abbia provato da anni. Insieme, aiutano Hig a riparare il suo aereo, ma quando la loro esistenza quasi idilliaca viene scoperta, sono costretti a fuggire e hanno un terrificante assaggio del male che ancora esiste nel mondo. Alla domanda su quanto ‘The Dog Stars’ – tratto dal bestseller di Peter Heller – risuoni oggi, in un mondo che ha vissuto una pandemia, Ridley Scott osserva: “Ormai la gente non guarda i telegiornali, mentre io ne sono ossessionato, guardo i notiziari internazionali due volte al giorno. Molto di quello che vediamo nel film sta già succedendo. Viviamo con i paraocchi su ogni fronte: dalle urgenze legate al cambiamento climatico al caos – e alle vere e proprie calamità – che attraversano molti Paesi del mondo”. Ma ‘The Dog Stars’, sottolinea Scott, “non vuole essere un documentario: il suo compito è intrattenere”, ma per il regista “l’intrattenimento deve anche stimolare la riflessione. La cosa più bella è quando una storia inizia a parlarti”. Questo film è per Scott anche l’occasione per esplorare il comportamento umano attraverso “l’empatia, la comprensione e l’umorismo”. Aspetti sotto cui cerca “di nascondere ciò che penso veramente sul mondo di oggi, perché il mio lato celtico mi fa diventare molto cupo”. Un aspetto del regista diventato bersaglio della critica cinematografica: “Mi hanno crocifisso quando ho fatto ‘Blade Runner’, proprio perché ero cupo. Non l’ho mai dimenticato”. E ricorda ancora l’articolo della critica cinematografica Pauline Kael: “Lo ha distrutto in 4 pagine, che conservo nel mio ufficio”, conclude. (di Lucrezia Leombruni)
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