mercoledì 21 Ottobre 2026

Lo sciopero dei tir continua: il Sud rifiuta l’intesa con Salvini, supermercati al collasso

La dote da oltre un miliardo messa sul piatto dal ministero delle Infrastrutture non spegne la rabbia dell'autotrasporto. Se la Sicilia concede una tregua condizionata, i presidi ad oltranza in Puglia, Campania e Calabria paralizzano i rifornimenti di beni freschi, lasciando la logistica congelata in vista del prossimo vertice di governo

Di Redazione
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Non è bastata la maratona di trattative nella prefettura lombarda per spegnere la fiammata della protesta. Da una parte, i tavoli d’intesa con le sigle dell’autotrasporto strutturato (Fai, Anita, Assotir, Cna Fita, Confartigianato); dall’altra, oltre due ore e mezza di duro confronto con i Cobas e le delegazioni degli autonomi, l’anima più intransigente dei blocchi stradali. Nel tentativo di disinnescare la paralisi nazionale, il viceministro Edoardo Rixi ha calato sul piatto risorse per circa 1,1 miliardi di euro: 480 milioni per sbloccare e azzerare le domande di credito d’imposta arretrate al mese di agosto, altri 60 milioni per le richieste inoltrate nei due mesi successivi e 590 milioni destinati all’ammodernamento e rinnovo del parco mezzi.

Tuttavia, l’ingente sforzo contabile non è servito a incassare una resa della piazza. È stato lo stesso Rixi a dover ammettere a fine giornata una “soddisfazione parziale”, mentre il ministro delle Infrastrutture ha preferito scivolare via al riparo dai taccuini dei cronisti con un secco «il viceministro ha più competenze di me». Un profilo volutamente defilato per il leader leghista, stretto nella morsa di una settimana complessa a , interamente assorbita dalla gestione dei dossier d’emergenza e dalle manovre per blindare il congresso di partito del fine settimana.

La spaccatura dei territori: il Sud bloccato e la rabbia degli autonomi

L’esito dei tavoli ministeriali lascia sul campo una mappa dei disagi profondamente eterogenea. Se il Comitato trasportatori siciliani ha annunciato la sospensione dei blocchi operativi pur mantenendo lo stato di agitazione e premettendo che non concederà garanzie al buio, l’asse della mobilitazione al Sud rifiuta categoricamente di arretrare. Dai presidi di Puglia, Calabria e Campania è arrivato il rilancio della linea dura: i camion e i trattori rimarranno sui caselli e lungo le arterie strategiche fino al prossimo confronto ufficiale con l’esecutivo.

«Pensavamo che oggi ci avrebbero offerto soluzioni, invece siamo ancora alle promesse. Ma se domani vado a fare gasolio, il pieno mi costa molto più di due mesi fa», sintetizza la base dei manifestanti da San Severo di Foggia, accusando le istituzioni di voler prendere tempo. In Puglia, i cortei di mezzi agricoli e industriali a Bitonto e nel Barese hanno paralizzato la viabilità costringendo le forze dell’ordine a scortare le autocisterne per evitare il prosciugamento totale delle pompe di benzina. In Campania e Calabria alla protesta contro l’aumento delle accise si sono uniti comitati di studenti e agricoltori, congelando la circolazione intorno ai nodi autostradali di Nocera-Pagani, Nola e Caserta.

Rischio isolamento per le isole ed emergenza fresca nei

Mentre le trattative istituzionali prendono tempo, i costi del blocco si scaricano direttamente sui consumatori e sui essenziali. Se i magazzini tengono ancora sulle scorte di cibi inscatolati e confezionati, la grande distribuzione registra l’esaurimento dei di prima necessità e deperibili: farina, uova, latte, e scarseggiano negli alimentari di tutta la Penisola, spingendo la Coldiretti Puglia a sollecitare la creazione d’urgenza di “corridoi logistici” protetti per evitare la distruzione di quintali di merci ferme nei rimorchi.

Il livello di allarme è massimo anche sul fronte dei trasporti marittimi. Nel di Napoli, la compagnia Caremar ha lanciato una richiesta d’aiuto per i traghetti diretti a Ischia, e Procida: in assenza di rifornimenti immediati di carburante per le , le isole rischiano l’interruzione dei collegamenti e l’isolamento dai rifornimenti commerciali. Un quadro critico che il governo cercherà disperatamente di tamponare prima della prossima settimana, affidandosi al vertice intermedio del ministro dell’Agricoltura Francesco con i rappresentanti del comparto agricolo per redistribuire i costi energetici lungo l’intera filiera produttiva.

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