Le note ufficiali di Palazzo Chigi continuano a raccontare la favola di una legge di Bilancio attenta alle famiglie e alle nuove leve. Ma numeri e fatti dicono l’esatto contrario: ai giovani questo governo continua a dare unicamente le briciole. L’Italia resta penultima in Europa per occupazione under 29, seconda per numero di Neet e vanta la maglia nera per l’uscita dalla casa paterna, fissata a 30,2 anni contro una media europea di 26,3. In risposta a questo disastro sociale e strutturale, l’unica misura concreta inserita nella manovra per il 2027 è una flat tax al 5% applicata esclusivamente sui futuri aumenti di stipendio degli under 35. Una mancetta simbolica per una platea di precari che gli aumenti salariali non li vede mai.
Mentre le piazze d’autunno esplodono per la frustrazione di una generazione senza prospettive, la maggioranza di centrodestra preferisce concentrare le poche risorse disponibili sulle solite constituencies elettorali, a partire dalle battaglie della Lega sul calo dell’età pensionabile a 64 anni. Un cortocircuito contabile che scarica sui più giovani il peso di conti pubblici sempre più fragili, con 96 miliardi all’anno bruciati soltanto per pagare gli interessi sul debito: esattamente il doppio di quanto lo Stato investe nell’intero sistema scolastico e universitario.
Il bluff del Pnrr e l’emergenza casa: l’inazione del governo che accende le piazze
L’assenza di una visione per il futuro emerge drammaticamente dalla gestione dei capitoli più caldi della vita economica del Paese. In materia abitativa, dalla manovra sono scomparse persino le tracce della cedolare secca agevolata sugli affitti a lungo termine. Dopo che gli esecutivi precedenti hanno mobilitato oltre 200 miliardi nei bonus edilizi per ristrutturare le seconde case dei benestanti, l’attuale esecutivo sceglie di non stanziare alcuna risorsa concreta o fondo di garanzia capace di permettere ai ragazzi di affittare o acquistare una prima casa senza dipendere dal patrimonio dei genitori.
A questo disinteresse si aggiunge il clamoroso fallimento sul fronte delle risorse europee. Dei quasi 200 miliardi del Pnrr assegnati all’Italia tra prestiti e contributi a fondo perduto, il governo ha destinato ai giovani appena 5 miliardi, una quota pari al 2,5% del totale che sfigura di fronte a quanto fatto dalla Spagna, capace di investire sul medesimo capitolo più del quadruplo delle risorse. Sul tema cruciale degli alloggi universitari, la burocrazia dell’esecutivo si è impantanata nell’obiettivo di raddoppiare i posti letto da 60mila a 120mila, finendo per spostare il completamento al 2027 e spalancando le porte ai soggetti privati, con il risultato di creare strutture inaccessibili per la maggior parte delle famiglie.
L’emorragia dei laureati e lo scudo sui decreti per schivare la valutazione d’impatto
L’inazione del governo si riflette con la stessa gravità sul mercato del lavoro e sulle garanzie democratiche. Di fronte a una vera e propria emorragia che ha visto il 6% dei ragazzi tra i 18 e i 34 anni abbandonare l’Italia per stipendi che in Germania e Francia superano i nostri dell’80% e del 30%, Palazzo Chigi rifiuta di introdurre tutele salariali minime o incentivi strutturali alle assunzioni stabili.
Per blindare questo operato, il governo ha scientemente escluso i decreti-legge — diventati ormai la forma quasi esclusiva di legiferazione — dall’obbligo di sottostare alla legge sulla valutazione di impatto generazionale, garantendosi la libertà di approvare pacchetti sicurezza e norme d’urgenza senza dover mai rendere conto dei danni prodotti sulla vita dei più giovani.





