giovedì 13 Agosto 2026

Martone (Sobi): “L’accesso ai farmaci migliora organizzando i processi di approvvigionamento”

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – “Sull’accesso al farmaco dobbiamo considerare un aspetto formale, quello dei prontuari regionali e ospedalieri, e uno sostanziale, di cura, quindi sul che il paziente abbia effettivamente la disponibilità del farmaco. Questo dipende da dinamiche di approvvigionamento, quindi dinamiche che integrano punti di vista più relativi a un’organizzazione di processo che non a un bisogno clinico”. Così Nicoletta Martone, Governmental Affairs and Patient Access Associate Director, Sobi Italy, intervenendo al convegno ‘Adnkronos Q&A – , prevenzione e risorse: le sfide’, oggi a

“E’ chiaro – continua Martone – che il Testo unico” sulla farmaceutica, in fase di realizzazione, “non può fare riferimento a questo, ma esiste un altro compendio normativo a riguardo – sta venendo licenziato in questi giorni – che è il decreto 19 del febbraio 2026 che effettivamente dà un’ulteriore sostanza e struttura a quello che è il codice degli appalti. Sostanzialmente prevede che ci sia la possibilità di avere un accesso precoce, attraverso modalità di approvvigionamento semplificate, per tutti i per i quali ci sia un diritto esclusivo. In questo senso, se riuscissimo a creare una condizione in cui le procedure negoziate fossero regionali, fossero rese strutturali e pianificate, come avviene in alcune – cito il caso della che è una best practice in questo, per quanto riguarda le malattie rare e non solo – allora riusciremmo a cambiare e ad accelerare, per il paziente, l’accesso a una “. 

“L’innovazione, sempre, ma specialmente nelle malattie rare – sottolinea Martone – non può essere valutata solo da un punto di vista regolatorio e tecnologico. L’innovazione è qualcosa che colpisce l’intera popolazione e che provoca un incremento della salute collettiva. In questo senso il fattore è sicuramente una componente essenziale del valore: un’innovazione che arriva tardi è un’innovazione che di fatto è inutile al sistema. Dobbiamo quindi far passare l’innovazione da una condizione di ipotesi a una condizione in atto. Questo – avverte – è possibile riducendo le disuguaglianze regionali che significa inserire dei sistemi di monitoraggio che non siano solo sugli outcome, ma anche sull’appropriatezza. Il secondo step – conclude – è creare una programmazione condivisa, a livello regionale, tramite dei meccanismi di real world data, in modo tale che tutti gli stakeholder si siedano a un tavolo e possano cominciare a creare il sistema atto a fare inserire in maniera efficace l’innovazione”. 

salute

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