sabato 17 Ottobre 2026

Meloni sorride a Bruxelles, l’Italia va a picco: l’inflazione al 4,2% travolge il Paese

Di ritorno dal Consiglio europeo, Giorgia Meloni rivendica ipotetici progressi su flessibilità e revisione dell'Ets per calmierare le bollette. La narrazione del Governo si scontra però con i dati drammatici dell'Istat, che certificano un'inflazione schizzata al 4,2% trainata dai rincari energetici, mentre il Paese è paralizzato dai blocchi degli autotrasportatori al Sud e dai cortei studenteschi

Di Redazione
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Il contrasto tra la diplomazia patinata dei vertici comunitari e la dura quotidianità dei cittadini italiani non è mai stato così stridente. Al termine del Consiglio europeo di Bruxelles, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è detta «ottimista» per i presunti passi avanti compiuti nella trattativa sul decreto Bollette e per aver incassato l’apertura della Commissione guidata da Ursula von der Leyen a una maggiore flessibilità d’uso dei fondi europei. Sventolando la richiesta di rivedere i vincoli dell’ (Emission Trading System) e l’intesa temporanea siglata con il premier spagnolo Pedro Sánchez per allentare i al confine di , la premier ha provato a vendere come un successo politico quello che, allo stato attuale, rimane soltanto un groviglio di promesse negoziali prive di coperture immediate.

La narrazione trionfalistica della maggioranza si infrange infatti contro la cruda realtà dei numeri ufficiali forniti dalle istituzioni statistiche. Mentre a Bruxelles si discute con l’ausilio delle slide, le e i comparti produttivi italiani sono costretti a fare i conti con un’impennata del carovita che minaccia di trasformare il prossimo in un disastro economico.

Il dato shock dell’Istat: l’inflazione schizza al 4,2% trainata dall’energia

A demolire la propaganda di governo ci hanno pensato i rilievi dell’Istat relativi al mese di settembre, che certificano un’accelerazione dell’inflazione arrivata su base annua al 4,2% (con un aumento congiunturale dello 0,7%). A spingere la stangata sui bilanci familiari è soprattutto il settore energetico: i prezzi dei beni energetici regolamentati registrano un vero e proprio balzo, crescendo dal 18,6% al 25,8%, mentre quelli non regolamentati passano dal 17% al 22,5%.

L’effetto domino della crisi energetica si scarica direttamente sul carrello della spesa, con i prodotti alimentari non lavorati che salgono dal 3,8% al 5,5%. I numeri dimostrano che le contromisure finora ipotizzate dall’esecutivo sono del tutto inefficaci a proteggere il potere d’acquisto dei cittadini di fronte a speculazioni e rincari sistemici.

Il Mezzogiorno e l’affondo delle opposizioni

L’impatto dei costi dei ha fatto esplodere la rabbia sociale sui territori, paralizzando i punti nevralgici della rete viaria. Nelle regioni del Sud la protesta degli autotrasportatori ha toccato livelli di saturazione critici: i blocchi ai distributori e i presidi presso le raffinerie hanno lasciato a secco intere province, provocando la chiusura di snodi autostradali chiave lungo la A30 e rallentamenti strutturali sulla A2 Salerno-Reggio . Un’emergenza alle quali si sommano i cortei degli studenti e le occupazioni in decine di città.

Mentre la premier tenta di rassicurare l’opinione pubblica garantendo che il governo è «al lavoro per dare risposte», la paralisi delle infrastrutture ha scatenato la dura reazione dell’opposizione. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe , ha attaccato la presidente del Consiglio per la palese disconnessione dalla realtà, accusandola di concentrare la comunicazione istituzionale sui dettagli geopolitici di Ceuta invece di affrontare le vertenze sociali e le emergenze economiche che stanno mettendo in ginocchio le imprese e i sul territorio nazionale.

Il nodo della Manovra e il vicolo cieco dei fondi europei

Sullo sfondo rimane lo scoglio della legge di Bilancio, per la quale Meloni dovrà chiedere a Bruxelles il via libera all’utilizzo della clausola di salvaguardia sull’energia per provare a sterilizzare l’impatto dell’inflazione. Un’operazione complessa e irta di ostacoli: i fondi comunitari invocati da Roma sono vincolati alle politiche di decarbonizzazione e alla transizione ecologica. Sviarli verso sussidi d’emergenza o interventi calmieranti rischia di essere interpretato dai partner europei come un incentivo indiretto al consumo di fonti fossili, esponendo l’Italia a lunghi bracci di ferro burocratici mentre l’economia reale affonda sotto il peso delle bollette.

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