A un mese dalla firma e a due giorni dalla sua entrata in vigore, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha siglato un ordine esecutivo che sospende l’applicazione del Graham Act, il pacchetto di sanzioni economiche e dazi contro il settore energetico russo approvato dal Congresso. Il decreto presidenziale congela le restrizioni previste dalle sezioni 112 e 113 della legge, invocando la clausola di Deroga per «interessi di sicurezza nazionale» e inviando una formale certificazione alle Camere di Washington.
La sospensione giunge a una settimana dalle dichiarazioni con cui la Casa Bianca aveva annunciato l’intenzione di autorizzare l’acquisto di gasolio e prodotti raffinati dalla Russia per contenere l’aumento dei prezzi dei carburanti sul mercato interno americano. La decisione si inserisce in una fase politica delicata per l’amministrazione, a tre settimane dalle elezioni di midterm del 3 novembre in cui si rinnoveranno la Camera dei Rappresentanti e parte del Senato.
La struttura del Graham Act e l’impatto sul mercato energetico
Il Graham Act — intitolato al senatore repubblicano della Carolina del Sud Lindsey Graham, scomparso a luglio — era stato concepito per limitare i proventi finanziari destinati al bilancio militare russo. Elaborata insieme al senatore democratico Richard Blumenthal, la legge prevedeva l’introduzione di sanzioni dirette contro istituti bancari, esponenti governativi e la cosiddetta “flotta fantasma” di petroliere utilizzate da Mosca per il trasporto degli idrocarburi.
Tra le misure principali, il testo imponeva dazi fino al 100% sui principali Paesi importatori di petrolio e gas russo, con eccezioni limitate agli Stati capaci di dimostrare una riduzione delle importazioni sotto la soglia del 15%. La sospensione disposta dall’ordine esecutivo disattiva temporaneamente questo impianto sanzionatorio, lasciando invariati i flussi commerciali legati ai combustibili fossili russi.
Le reazioni a Mosca e al Congresso degli Stati Uniti
L’annuncio del provvedimento ha provocato reazioni opposte a Mosca e a Washington. Il negoziatore e inviato presidenziale russo Kirill Dmitriev ha definito la scelta un «momento storico», affermando su X che l’applicazione integrale del pacchetto avrebbe compromesso la cooperazione economica tra le due nazioni con ripercussioni sui mercati energetici internazionali.
Sul fronte interno americano, il senatore democratico Richard Blumenthal ha espresso forte contrarietà rispetto alla decisione della Casa Bianca, sostenendo che la deroga contrasta con gli orientamenti espressi dalla maggioranza del Congresso e dagli alleati europei. Nel frattempo, l’ex ambasciatore Giampiero Massolo ha evidenziato sulle pagine del Corriere della Sera come la mossa apra elementi di incertezza nel coordinamento tra Washington, la NATO e l’Unione Europea circa le strategie d’impatto sul conflitto e la stabilizzazione dei prezzi energetici.





