(Adnkronos) –
Alla Mostra del Cinema di Venezia passano tutti, ma George Clooney fa storia a sé. Per lui il Lido non è un semplice red carpet: è un pezzo di vita, il luogo dove ha costruito successi, affetti, immagini diventate iconiche. E ora quel filo che lo lega alla laguna si trasforma in celebrazione pura: il premio alla carriera che omaggia la star di Hollywood che più di ogni altra ha trasformato ogni arrivo al Lido in un evento. “Ho vissuto tantissimi momenti straordinari a Venezia. La Mostra è senza dubbio il mio festival preferito, e ricevere il Leone d’Oro è un onore immenso. Probabilmente significa anche che sto invecchiando, ma va bene così”, aveva dichiarato Clooney qualche settimana fa nell’accettare il riconoscimento, che gli sarà consegnato durante la cerimonia di apertura dell’83esima edizione, il 2 settembre, prima di essere festeggiato anche nella tradizionale cena di gala inaugurale all’Hotel Excelsior insieme al cast del film d’apertura ‘Ink’ e alle giurie.
Clooney, del resto, senza Venezia non sa stare. Lo scorso anno è tornato in Concorso con ‘Jay Kelly’ di Noah Baumbach, accanto ad Adam Sandler. Non partecipò alla conferenza stampa a causa di una sinusite, ma – da grande professionista – arrivò sul red carpet in forma smagliante – almeno all’apparenza – insieme all’inseparabile moglie Amal. Con lui il tappeto rosso diventa sempre una festa. Nel film interpretava una star alle prese con una crisi esistenziale, ma sullo schermo, aveva precisato nell’intervista all’Adnkronos, “non sono io. Non sono così triste. Ho una moglie fantastica e due figli meravigliosi che ancora mi vogliono bene. Quando cresceranno, potrebbero odiarmi. Non ho rimpianti. Ho degli amici straordinari. Per fortuna è solo un ruolo: sarebbe terribile se fossi davvero così”. La sua prima volta alla Mostra risale al 1998, quando arrivò in laguna per presentare ‘Out of Sight’ di Steven Soderbergh insieme a Jennifer Lopez: per il grande pubblico era ancora il dottor Doug Ross di ‘ER – Medici in prima linea. Bastarono pochi anni – anche grazie a titoli come Ocean’s Eleven – Fate il vostro gioco – per trasformarlo in una celebrità globale. Nel 2003 tornò con ‘Prima ti sposo, poi ti rovino’ dei fratelli Coen, ormai divo acclamato. Il salto di qualità definitivo arrivò nel 2005, quando presentò la sua seconda regia, ‘Good Night, and Good Luck’: l’omaggio al padre giornalista gli valse proprio a Venezia il premio per la Migliore sceneggiatura, consacrandolo anche come autore.
Da lì, ogni sua apparizione è diventata un evento mediatico. Nel 2007 sfilò per Michael Clayton, nel 2008 per la reunion con Brad Pitt in ‘Burn After Reading’, e nel 2009 raggiunse l’apice della popolarità ‘italiana’ presentando ‘L’uomo che fissava le capre’ al fianco dell’allora fidanzata Elisabetta Canalis. Ma è fuori dal red carpet che il legame con Venezia è diventato indissolubile: nel 2014 scelse la laguna per celebrare il matrimonio con Amal Alamuddin, trasformando la città nel set di un film romantico, tra l’hotel Cipriani, le cene da Ivo e le corse in motoscafo. Negli anni successivi è tornato da icona consolidata. Memorabile il suo arrivo nel 2017 per ‘Suburbicon’, primo red carpet con Amal dopo la nascita dei gemelli Ella e Alexander. Due anni fa, il ritorno trionfale con Brad Pitt per ‘Wolfs – Lupi Solitari’: i due hanno regalato alla kermesse uno dei momenti più spettacolari mai visti, ballando sul tappeto rosso, firmando autografi e scattando selfie con fan e fotografi. Un gesto semplice, ma sufficiente a ricordare cosa significa essere vere star di Hollywood. Insomma, Clooney è il vero re del Lido. E chissà se, ritirando il premio alla Carriera – magari dalle mani dell’amica di sempre Julia Roberts – citerà l’ultima battuta di ‘Jay Kelly’: il suo personaggio arriva in Italia per essere celebrato, e alla fine del video tributo con le scene dei suoi film illumina il suo volto, nel buio della sala, lui sussurra: “Posso rifarlo?”. (di Lucrezia Leombruni)
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