mercoledì 7 Ottobre 2026

Mostre, così Luisa Zapata trasforma il tempo nell’ ‘eco dell’anima’

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – E’ una mostra che ruota intorno alle suggestioni, più che alle forme, quella che si apre sabato 10 ottobre a Vicopisano: non a caso è “Il : l’eco dell’anima”, il titolo scelto da Luisa Zapata, una colombiana da molti anni attiva in Italia, che sembra puntare a trovare un ‘incastro’ con il monumentale, artistico e archivistico della cittadina. Il passato del borgo toscano si intreccia così con le suggestioni del futuro in quella che Giovanni Ranieri Fascetti, della splendida Rocca del Brunelleschi di Vicopisano, definisce una ‘ filosofica’ in grado di dialogare – pur parlando “il linguaggio del nostro tempo” – “in modo non conflittuale, bensì armonico, con le forme architettoniche” della cittadina “opera dei Maestri Muratori che oltre a costruire la bellezza riflettevano in essa le loro meditazioni sul Tempo, la Materia e lo Spirito”. Dopo una recente preview a Madrid, l’esposizione di Luisa Zapata, promossa dal Gruppo Culturale Ippolito Rosellini APS, racconta l’evoluzione della sua pittura costruita – continua Fascetti – sulla “suggestione del colore che scorre su superfici metalliche impermeabili”. Presentando il dell’artista colombiana, la storica dell’arte Laura Gigli sottolinea come “nelle arti figurative può manifestarsi attraverso il ritmo, la ripetizione, la discontinuità, la traccia, la trasformazione della materia.  

Nelle opere in mostra – ospitate nel Palazzo Pretorio – questa dimensione emerge nel racconto che scaturisce dalla relazione tra materia, forma e sostanza dell’opera”. Oltre alla scelta dei supporti strutturali delle opere, alcune su carta altre su alluminio che – continua – “viene fatta non solo per una finalità tecnica, ma per distinguere la varietà di natura spirituale del colore e per caratterizzare l’ o la concentrazione della luce” nei lavori di Luisa Zapata è cruciale la dimensione cromatica con “il rosso, ricorrente in diverse opere in forma di linea, che viene usato con parsimonia, nella consapevolezza che contiene tutti i colori, dei quali si appropria” mentre “il verde, fin dall’antichità per sua natura il colore più difficile da attualizzare, essendo complementare del rosso, assume un ruolo ricorrente e privilegiato, non per un possibile nesso con la natura ma come riferimento assoluto all’ in fusione”.  

Resta sullo sfondo il nodo di un tempo – che torna in ogni opera del ciclo con la presenza di un’ora: 3:12, 7:10, 12:25 – un luogo-non luogo che per la stessa Zapata è “un rifugio dell’anima”, una dimensione “non si misura: non avanza né arretra — semplicemente è”. 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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