Nessun complotto giudiziario, nessun pregiudizio politico e nessuna violazione del diritto di difesa. Dopo ventun anni di veleni, scontri di piazza, dibattiti parlamentari e battaglie legali combattute fino all’ultimo grado, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) di Strasburgo mette la parola fine alla più celebre parabola giudiziaria della storia recente italiana. I togati europei hanno respinto all’unanimità l’ultimo ricorso presentato nel dicembre del 2013 dal fondatore di Forza Italia e portato avanti dai suoi eredi dopo la sua scomparsa: il procedimento per frode fiscale sui diritti tv Mediaset fu assolutamente equo e imparziale.
La sentenza, che diverrà definitiva tra tre mesi, cancella con un colpo di spugna anni di narrazione sulla presunta “persecuzione giudiziaria” ai danni dell’ex premier, confermando la piena legittimità della condanna a 4 anni di reclusione che portò alla sua storica decadenza dal Senato.
Smontati i sospetti sulla Cassazione: per la Cedu i giudici furono imparziali
I giudici di Strasburgo hanno analizzato nel dettaglio tutti i cavilli sollevati dalla difesa del Cavaliere, concentrandosi in particolare sulle controverse dichiarazioni del presidente del collegio della Corte di Cassazione, Antonio Esposito, e sull’attribuzione del caso alla sezione feriale nell’estate del 2013. Su ogni punto la risposta della Cedu è stata perentoria: non esiste alcuna prova che Esposito o gli altri magistrati abbiano cercato di farsi assegnare il processo o abbiano difettato di imparzialità.
Inoltre, ricordano i togati europei, l’adozione di un verdetto sfavorevole non può mai costituire di per sé un indizio di parzialità, specialmente considerando l’ampia motivazione della sentenza e il tempo dedicato alle deliberazioni, segnale di un esame approfondito e rigoroso della causa.
L’amarezza della famiglia e la resa finale sulle cause a Strasburgo
Un verdetto che ha riaperto l’amarezza e la rabbia tra i famigliari e i legali di Berlusconi. Gli avvocati Giorgio Perroni, Andrea Santucci e Bruno Nascimbene si sono detti “amareggiati e sbalorditi”, accusando la Cedu di aver liquidato «con una formula sbrigativa una vicenda che riguarda i principi fondamentali della giustizia e i diritti inviolabili della difesa».
Ma il verdetto resta definitivo e inappellabile. Con questa pronuncia si esaurisce l’intera serie dei quattro ricorsi intentati dal Cavaliere di fronte alla giustizia europea: dopo le bocciature sui dossier Mediolanum e Lodo Mondadori, e il ritiro di quello sulla legge Severino, la lunga guerra tra il Cavaliere e i magistrati si chiude con una sconfitta senza appello.





