In un Paese in cui l’inflazione divora le buste paga e la corsa alla digitalizzazione rischia di trasformare i lavoratori in ingranaggi sostituibili, il Capo dello Stato alza la voce. Durante la cerimonia di consegna delle Stelle al Merito del Lavoro al Quirinale, Sergio Mattarella ha lanciato un monito pesantissimo contro l’asservimento tecnologico e la deriva salariale, evocando lo spettro di un futuro distopico alla Blade Runner. Il rischio, senza tutele vere, è quello di ritrovarsi un giorno al Quirinale a consegnare i premi non più a persone in carne ed ossa, ma «all’umanoide più solerte».
Un discorso nitido e affilato che va a colpire al cuore la visione padronale secondo cui tagliare il costo del lavoro sia l’unico modo per garantire la competitività aziendale. Per il Presidente della Repubblica, «le macchine devono essere al servizio delle persone e non viceversa», denunciando come oggi «l’uso perverso di algoritmi» generi nuove e insidiose forme di schiavitù moderna, lasciando lavoratori come i rider alla mercé di ritmi e obiettivi dettati da fredde procedure di calcolo.
“Appropriata dinamica salariale non è un costo”: la stoccata alle logiche di mercato
Mattarella ha attaccato frontalmente quella cultura aziendale e politica che considera gli stipendi dignitosi un fardello da tagliare, ricordando che il lavoro resta «il luogo simbolo della dignità della persona». L’Europa, ha scandito il Capo dello Stato, è chiamata a difendere i valori della propria civiltà e il proprio modello sociale, «avversando atteggiamenti secondo i quali una appropriata dinamica salariale, anziché rappresentare il corrispettivo della dignità del lavoratore, sia un costo da ridurre per ottenere competitività, mentre, al contrario, gli investimenti diretti alla sostituzione della forza lavoro siano benvenuti».
Il salario adeguato non si contrappone alla produttività delle imprese, ma ne rappresenta il pilastro fondamentale. Per descrivere le conseguenze devastanti di un sistema economico che stritola chi lavora e premia solo la rendita, Mattarella è ricorso alla parabola evangelica del ricco Epulone e del povero Lazzaro: senza una sterzata, il pericolo reale è quello di scivolare verso «una società divisa tra pochi ricchi Epulone e tanti, tanti Lazzaro». Un monito diretto a governi e mercati: la tecnologia deve rimanere «un’alleata del benessere e della civiltà umana», non un’ennesima scusa per fare cassa sulla pelle dei lavoratori.





