lunedì 28 Settembre 2026

Scuola, sciopero 6 e 7 maggio: lezioni a rischio, il perché della protesta

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) –
Lezioni a rischio a mercoledì 6 e giovedì 7 maggio. Diverse sigle sindacali, tra cui Cobas e Usb, hanno indetto uno sciopero. Alla protesta – contro le prove Invalsi e contro la riforma degli istituti tecnici – aderiscono gli insegnanti, personale ATA e dirigenti scolastici. Previste diverse manifestazioni in decine di città. 

Lo sciopero, aggiunge Usb, è anche contro la , contro la militarizzazione della scuola e della società, contro la leva obbligatoria. 

L’obiettivo, si legge in una nota Cobas Scuola, è quello di protestare contro “le prove Invalsi. Il 6 e 7 maggio nella scuola Primaria vengono somministrate le prove Invalsi; scioperando, si potrà impedire lo svolgimento di questi quiz inutili e dannosi che non hanno determinato sviluppi positivi nel sistema educativo; non misurano competenze poiché sono costituite da test decontestualizzati a risposta chiusa o aperta univoca; la valutazione delle competenze richiede strumenti specifici; hanno diffuso nelle scuole la pratica del /teaching to test/, sottraendo tempo e attenzione alla didattica attiva”. 

Inoltre, Cobas Scuola scipererà per il ritiro della riforma dei tecnici, che “riduce drasticamente il curricolo nazionale di 132 ore; taglia pesantemente le ore di Geografia, Italiano e Seconda lingua straniera; produce ulteriori esuberi e soprannumerari accorpando in un’unica materia (Scienze sperimentali) le discipline Stem (fisica, scienze, chimica, scienza della terra); immiserisce la didattica; anticipa l’alternanza scuola lavoro (Fsl) al secondo anno, trasformando lo studente quindicenne in un apprendista precoce; ripropone anacronisticamente il ritorno alla scuola di avviamento professionale; subordina definitivamente la scuola all’impresa con la filiera tecnico professionale 4+2 e i licei Made in Italy”. 

‘è poi la richiesta, da parte del sindacato, del “recupero di almeno il 30% del potere d’acquisto di docenti ed Ata perso negli ultimi 30 anni. Gli aumenti del 6% nel contratto-miseria appena firmato non solo non compensano il forte calo dei salari, ma sono lontanissimi pure dal coprire l’ del 14,8% dell’ultimo triennio. Questa continua perdita svaluta la funzione educativa, impoverendo le condizioni di vita di docenti e Ata. La qualità dell’istruzione dipende anche dal riconoscimento economico dei suoi protagonisti”. Inoltre, aggiunge Cobas Scuola, “è necessario aumentare le risorse per le , garantendole pari all’ultimo e a un’età compatibile con la fatica fisica e psicologica del lavoro docente ed Ata. Il Fondo Espero è un’inaccettabile privatizzazione della previdenza, per giunta usando il liberticida silenzio-assenso per i neo-assunti”. 

Tra i motivi della protesta di due giorni, motiva ancora il sindacato, c’è il tema dell'”assunzione su tutti i posti disponibili e ripristino del ‘doppio canale’ per eliminare il precariato. Più di 200.000 docenti e Ata da decenni vivono nell’instabilità cronica, privi di continuità didattica e di tutele, il che danneggia la qualità dell’insegnamento e la continuità educativa. Occorre assumere ‘in ruolo’ su tutti i posti vacanti e disponibili in organico, con procedure trasparenti e ripristinando il ‘doppio canale’. Poi, continua la nota di Cobas Scuola, “la frammentazione degli insegnanti in ruoli e differenziati ha creato disuguaglianze ingiustificate. Il ruolo unico docente, dall’Infanzia alla scuola secondaria di secondo grado, intende riconoscere la natura unitaria della funzione docente. L’insegnamento, pur con le sue specificità, è fondato sulla medesima finalità educativa e formativa: dunque, con il ruolo unico, verrebbero superate le disparità contrattuali e di carriera”. 

Infine, la protesta è anche contro le “Indicazioni Nazionali 2025. Sono Indicazioni fortemente ideologiche, intrise di nazionalismo e retorica, che usano la ‘valorizzazione dei talenti’ per una selezione classista, per costruire l’egemonia politico- della destra con l’ossessione identitaria e occidentalista, soprattutto nell’insegnamento della Storia, e con l’autoritarismo che le attraversa e che vieta (o limita) la didattica su sessualità ed affettività anche alle medie e alle superiori”. Cobas Scuola dice anche “no all’Autonomia differenziata” che “non garantisce i essenziali e i diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale, frammenta scuola e sanità creando disuguaglianze nell’offerta formativa, nei diritti sociali, in particolare nei diritti all’istruzione e alla salute della popolazione”, conclude il sindacato. 

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