Il “Melonellum” approda nell’Aula della Camera e la maggioranza è costretta a serrare immediatamente i ranghi per scongiurare un passo falso che potrebbe rivelarsi fatale. Il primo vero banco di prova è fissato per domani mattina, quando l’emiciclo sarà chiamato a esprimersi con il rischiosissimo scrutinio segreto sulle pregiudiziali di costituzionalità. Si tratta del passaggio preliminare in cui si stabilisce se esistono ragioni per non procedere all’esame del provvedimento: se dovesse passare anche solo una pregiudiziale, l’iter della proposta di legge verrebbe automaticamente interrotto. L’attenzione ai vertici della coalizione è massima, tanto che l’ordine di scuderia diramato a parlamentari, ministri e sottosegretari non ammette repliche: «La presenza è obbligatoria». E dai banchi di Fratelli d’Italia è partito un avvertimento che suona come un vero e proprio ultimatum a tutta la coalizione: «Se non passa si va a casa».
Il via libera in commissione e lo stop alla “Var” sui ribelli
L’approdo del testo a Montecitorio è stato preceduto dal via libera della commissione Affari Costituzionali, con il voto compatto del centrodestra sul mandato al relatore (per le dichiarazioni di voto finale sono intervenuti solo FdI e Noi Moderati) e la forte contrarietà di tutte le opposizioni, compreso Futuro Nazionale. Nel pomeriggio è prevista la discussione generale, ma il clima di sospetto sui numeri ha già cambiato le regole d’ingaggio per il controllo dell’Aula.
Questa volta sarà molto più complicato per i vertici dei partiti stanare i dissidenti dall’alto. È scattato infatti il divieto per le cosiddette “vedette”: a differenza di quanto accaduto a luglio — quando lo staff di FdI fu piazzato in tribuna armato di smartphone per riprendere le operazioni di voto e scovare i “franchi tiratori” che avevano affossato per un solo voto l’emendamento sulle preferenze — la piccionaia centrale, in accordo con l’Associazione stampa parlamentare, sarà aperta esclusivamente ai giornalisti.
Una contromisura che presenta comunque delle scappatoie. Gli addetti stampa dei gruppi potranno ancora accedere alle tribune laterali riservate ai cine-operatori, ma a patto di sottoscrivere uno specifico “Codice di autoregolamentazione” in cinque punti. Tra le regole di condotta, il divieto assoluto di «utilizzare tecniche di rielaborazione di riprese fotografiche e/o visive che comportino un danno alla dignità dei deputati e membri del governo presenti in aula e al diritto alla riservatezza». Una garanzia cruciale per il mantenimento del segreto nell’urna.
Le opposizioni sulle barricate: «Legge truffa»
Mentre il centrodestra cerca di disinnescare la mina del voto segreto, monta la protesta del centrosinistra al grido di «No alla legge truffa». Ad alzare il livello dello scontro è il segretario di +Europa, Riccardo Magi, che ha annunciato l’inizio di un «digiuno per ottenere la modifica almeno delle parti peggiori di questa norma e consentire di presentare le liste con la firma digitale». Le accuse del leader radicale puntano dritto all’impianto della riforma: «Questa legge elettorale è un colpo di stato elettorale, una legge incostituzionale, che vuole consentire a una minoranza nel paese di diventare maggioranza schiacciante in Parlamento. È inaccettabile. Si vuol impedire a delle forze politiche di partecipare alle elezioni e questo è contro i cittadini, non contro i partiti».





