lunedì 28 Settembre 2026

Taranto, due arresti per omicidio imprenditore: cold case risolto dopo 13 anni

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) –
Svolta in un omicidio rimasto irrisolto per 13 anni: i carabinieri hanno arrestato due persone per la morte di Martino Marangi, 50 anni, imprenditore edile, il 14 ottobre del 2013 a colpi d’ da fuoco alla periferia di Pulsano, in provincia di Taranto ().  

L’indagine è stata denominata ‘Eco di Sangue’. Gli , entrambi di 57 anni e pregiudicati, sono state fermate dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Lecce su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Le nei loro confronti, a vario titolo, sono di omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso, e detenzione e porto illegali di arma da fuoco. L’inchiesta è stata sviluppata in sinergia tra la Dda, la di Taranto e il Comando dell’Arma del capoluogo jonico.  

La vittima stava facendo rientro nella sua abitazione e si trovava nella sua auto quando venne colpita da almeno 10 colpi di pistola calibro 9, esplosi da un uomo che, subito dopo, fece perdere le sue tracce. Un episodio che la comunità locale e generò allarme sociale. Per anni, quell’omicidio è rimasto avvolto da zone d’ombra, complice un contesto ambientale fortemente omertoso ma anche a causa della capacità dei due sospetti di ostacolare l’accertamento della verità, attraverso comportamenti accorti, comunicazioni ambigue e il condizionamento delle persone informate sui fatti. Oltre a ricostruire le presunte responsabilità, è stato delineato il .  

Alla base dell’omicidio vi sarebbe una una spirale di violenza e sopraffazione: da un lato, contrasti legati all’attività lavorativa dell’impresa edile, ritenuta dal presunto mandante inadempiente rispetto tempi di esecuzione di alcuni lavori; dall’altro e soprattutto, un precedente e violento che quest’ultimo aveva avuto con la vittima. In quella occasione, il presunto mandante avrebbe tentato un’aggressione armata ai danni dell’imprenditore ma sarebbe stato disarmato del coltello, sopraffatto e colpito, riportando gravi lesioni che resero necessario il ricovero in ospedale. Un episodio che, in quel contesto criminale, avrebbe assunto un significato più profondo di una semplice lite: una pubblica umiliazione, una perdita di prestigio e di autorità che, secondo le logiche mafiose, non poteva restare impunita. 

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