La vicenda che ha coinvolto Paolo Molesini, ex presidente di Fideuram, si inserisce in una serie di frodi sempre più sofisticate rivolte a manager, imprenditori e figure di primo piano. I criminali sfruttano infatti strumenti tecnologici avanzati per costruire identità credibili, imitare voci reali e instaurare conversazioni apparentemente autentiche con le proprie vittime.
Nel caso legato a Fideuram, i truffatori avrebbero utilizzato falsi messaggi WhatsApp attribuiti all’amministratore delegato di Intesa, Carlo Messina, insieme alla voce clonata attraverso l’intelligenza artificiale di un avvocato d’affari. L’operazione avrebbe coinvolto complessivamente 95 milioni di euro, con 36 milioni che, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, non sarebbero stati recuperati.
La dinamica lascia inoltre emergere una possibile conoscenza approfondita dell’obiettivo da parte degli autori della frode. Proprio la disponibilità di informazioni personali e professionali, combinata con strumenti di intelligenza artificiale, può rendere particolarmente credibili le comunicazioni utilizzate durante questi raggiri.
Il fenomeno delle frodi rivolte ai vertici aziendali
Nel linguaggio utilizzato per descrivere questo genere di raggiri si parla anche di Ceo fraud, una tecnica nella quale i truffatori assumono l’identità di amministratori delegati, dirigenti o altre figure considerate autorevoli all’interno di un’azienda. L’obiettivo consiste nel convincere la vittima a eseguire rapidamente un pagamento, trasferire denaro oppure fornire informazioni riservate.
Le nuove tecnologie hanno ampliato le possibilità a disposizione dei criminali. La clonazione vocale basata sull’intelligenza artificiale consente infatti di simulare la voce di una persona reale e di inserirla all’interno di una telefonata apparentemente autentica. A questo si possono aggiungere messaggi, dati personali e riferimenti a situazioni realmente esistenti, aumentando ulteriormente la credibilità della richiesta.
Il precedente che ha coinvolto Massimo Moratti
Tra i casi italiani più noti figura quello che nel 2023 coinvolse Massimo Moratti. In quella circostanza, alcuni truffatori contattarono diversi imprenditori fingendo di essere l’allora ministro della Difesa Guido Crosetto.
Gli autori del raggiro utilizzarono anche in questo caso una voce clonata e presentarono una richiesta urgente di denaro. Secondo la ricostruzione, il falso Guido Crosetto avrebbe chiesto un contributo economico per sostenere presunte operazioni finalizzate alla liberazione di ostaggi italiani in Medio Oriente.
Massimo Moratti arrivò a trasferire quasi un milione di euro. Il denaro, secondo le informazioni riportate sul caso, venne successivamente recuperato alla fine del 2025 grazie all’intervento della Procura di Milano.
Il falso Benedetto Vigna e il caso Ferrari
Un altro episodio ha invece riguardato un manager della Ferrari, che ricevette una serie di messaggi WhatsApp provenienti apparentemente dall’amministratore delegato Benedetto Vigna.
Dopo i messaggi arrivò anche una telefonata. La voce dall’altra parte sembrava effettivamente quella di Benedetto Vigna, ma in realtà era stata generata attraverso l’intelligenza artificiale. Il falso dirigente avrebbe chiesto al manager di predisporre un’operazione finanziaria riservata.
In questo caso, però, il tentativo non riuscì. Il manager, insospettito dalla richiesta, decise di effettuare una verifica molto specifica. Gli domandò quale fosse il titolo del libro che il vero amministratore delegato gli aveva consigliato nei giorni precedenti.
La domanda rappresentò un controllo decisivo: i truffatori non seppero rispondere e interruppero immediatamente la telefonata.
Questi episodi mostrano come le frodi basate sull’identità digitale possano combinare informazioni reali, comunicazioni contraffatte e sistemi di clonazione vocale. La tecnologia, da sola, non determina il successo del raggiro, ma permette ai criminali di costruire scenari sempre più convincenti e personalizzati.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()





