Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha deciso di rimuovere dall’ambasciata americana nella Repubblica Dominicana un’opera di Kehinde Wiley, artista afro-americano tra i più conosciuti a livello internazionale e autore del celebre ritratto ufficiale di Barack Obama. La scelta si inserisce nel nuovo orientamento politico dell’amministrazione di Donald Trump, che ha intensificato la propria opposizione alle politiche legate alla diversità, all’equità e all’inclusione.
Secondo quanto emerso, il Dipartimento di Stato vorrebbe arrivare anche alla vendita del dipinto nel più breve tempo possibile, ma prima dovrà verificare se le norme consentano effettivamente di procedere in questa direzione. L’amministrazione americana considera infatti l’opera incompatibile con la linea America First che oggi guida la politica estera statunitense.
La critica del Dipartimento di Stato
Un portavoce della diplomazia americana ha difeso pubblicamente la decisione con parole particolarmente dure nei confronti dell’artista. “L’opera di una persona che si è espressa con parole e immagini violente e razziste non ha posto nel Dipartimento di Stato dell’America First”, ha dichiarato il rappresentante della diplomazia Usa.
La presa di posizione è arrivata dopo alcune dichiarazioni di Erin Scavino, moglie di Dan Scavino, vice capo di gabinetto di Donald Trump. Da quest’anno Erin Scavino dirige il programma Art in Embassies del Dipartimento di Stato, l’iniziativa che da decenni porta nelle sedi diplomatiche statunitensi opere realizzate da artisti americani contemporanei.
Durante un recente podcast, Erin Scavino ha definito il dipinto di Kehinde Wiley “molto woke” e “esteticamente terrificante”. Le sue dichiarazioni hanno alimentato il dibattito sull’opportunità di mantenere l’opera all’interno di una rappresentanza diplomatica americana.
Una tradizione iniziata ai tempi di Kennedy
La presenza di opere d’arte contemporanea nelle ambasciate degli Stati Uniti affonda le proprie radici nella presidenza di JFK. Da allora il Dipartimento di Stato ha utilizzato l’arte come uno strumento di soft power, con l’obiettivo di rappresentare e promuovere nel mondo i valori culturali e politici degli Stati Uniti.
Il programma ha quindi assunto nel tempo un significato che va oltre la semplice decorazione degli edifici diplomatici. Le opere esposte nelle ambasciate possono infatti contribuire a costruire un’immagine dell’America e a rafforzare il dialogo culturale con i Paesi ospitanti.
Il dipinto scelto per Santo Domingo
Kehinde Wiley realizzò l’opera nel 2013, quando Barack Obama occupava ancora la Casa Bianca. Il Dipartimento di Stato commissionò il quadro nell’ambito delle iniziative dedicate alla presenza dell’arte americana nelle proprie sedi diplomatiche.
Il dipinto porta il titolo “Young Artists After Siamesas 1960” e prende ispirazione anche dal lavoro di alcuni importanti artisti locali, tra cui Celeste Woss y Gil e Gilberto Hernández Ortega.
La composizione mostra due giovani donne e due giovani uomini dominicani davanti a un elaborato sfondo floreale. Lo stile di Wiley, caratterizzato dall’incontro tra la rappresentazione dei soggetti e motivi decorativi ricchi e monumentali, costituisce uno degli elementi distintivi della sua produzione artistica.
Dalla bandiera americana alla rimozione definitiva
La vicenda ha avuto diverse fasi. In un primo momento, il personale della sede diplomatica ha coperto il quadro con un’immagine della bandiera americana. Successivamente, la scorsa settimana, gli addetti hanno staccato definitivamente l’opera dalla parete, segnando la sua uscita dagli spazi dell’ambasciata.
La decisione non si è fermata dunque a una semplice modifica dell’allestimento. Il Dipartimento di Stato valuta infatti anche l’ipotesi di mettere in vendita l’opera, sempre che il quadro normativo americano permetta di completare l’operazione.
La reazione dell’ambasciatrice a Santo Domingo
La rimozione ha ricevuto anche il sostegno dell’ambasciatrice americana nella Repubblica Dominicana, Leah Campos. Attraverso Instagram, la diplomatica ha celebrato la scelta con un messaggio fortemente critico nei confronti dell’impostazione culturale rappresentata dal dipinto.
Leah Campos ha definito l’opera “un esempio di ideologie globaliste e woke” e ha accompagnato la pubblicazione con il brano “We’re Not Gonna Take It” della band rock Twisted Sister.
La vicenda del quadro di Kehinde Wiley diventa così un ulteriore simbolo della svolta culturale dell’amministrazione Trump. Da una parte resta la tradizione del Dipartimento di Stato, che per decenni ha utilizzato l’arte contemporanea come strumento di rappresentanza internazionale; dall’altra emerge la volontà della nuova amministrazione di eliminare dalle istituzioni federali ciò che considera espressione delle politiche woke, globaliste e legate alla diversità, equità e inclusione.
Il caso assume quindi un valore che supera il destino del singolo dipinto. La scelta di rimuovere l’opera di Kehinde Wiley dall’ambasciata di Santo Domingo mostra infatti quanto profondamente il nuovo indirizzo politico americano stia incidendo anche sulla rappresentazione culturale degli Stati Uniti all’estero.
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