domenica 18 Ottobre 2026

Usa, i fan di Trump invocano la legge marziale per le midterm: l’ombra di un colpo di Stato

Gli alleati MAGA spingono Donald Trump ad adottare misure straordinarie in vista delle elezioni di metà mandato. Dal ricorso all'Insurrection Act alla sospensione del voto, crescono i timori di una nuova svolta eversiva dopo le rivelazioni sull'accesso dei fedelissimi alla Casa Bianca

Di Redazione
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Mentre gli Stati Uniti si avvicinano all’appuntamento decisivo con le , l’ala più radicale del movimento MAGA spinge la Casa Bianca verso lo strappo istituzionale. Secondo quanto rivelato dal portale americano , una rete di fedelissimi e di dotati di accesso diretto al sta discutendo apertamente l’ipotesi di far ricorrere a misure straordinarie — fino alla dichiarazione della legge marziale e alla sospensione del voto — qualora il risultato delle urne non dovesse confermare la maggioranza repubblicana.

A dare consistenza all’allarme, al di là delle sollecitazioni della base elettorale, sono le stesse dell’inquilino della Casa Bianca. In una recente intervista rilasciata al Time, il presidente americano ha rifiutato di escludere l’invocazione dell’Insurrection Act o l’uso dei poteri legati all’emergenza nazionale dopo il voto: «Non mi impegno su nulla. Vedremo come andrà in tribunale», ha dichiarato Trump, lasciando aperta la porta a una contestazione preventiva del processo democratico.

Vertici riservati e piani eversivi: le pressioni del cerchio magico

Le indiscrezioni giornalistiche tracciano una mappa di incontri e contatti diretti avvenuti nelle ultime settimane tra il presidente e le figure chiave dell’estremismo elettorale. Tra questi figura Tina Peters, controversa attivista del Colorado condannata nel 2024 per dei sistemi elettorali e recentemente rilasciata dopo la commutazione della pena. Peters ha incontrato Trump alla Casa Bianca a fine giugno insieme al suo legale Peter Ticktin, storico amico d’infanzia del presidente.

Durante una videochiamata riservata trasmessa sulla piattaforma Rumble lo scorso 30 settembre, il legale ha scandito esplicitamente che «dovrebbe esserci la legge marziale nel caso di un’altra elezione truccata». Sulla stessa linea Gregory Stenstrom, noto per le sue deposizioni sulle presunte irregolarità in Pennsylvania nel 2020, che ha proposto di sospendere le operazioni di voto per ragioni di sicurezza o di applicare il National Emergencies Act per imporre agli Stati modifiche unilaterali alle procedure elettorali, puntando al conteggio esclusivamente manuale delle schede cartacee.

L’allarme dei repubblicani e il rischio di un nuovo 6 gennaio

I timori di una deriva autoritaria e della ripetizione degli eventi dell’assalto al Congresso non attraversano solo il campo democratico, ma dividono lo stesso . Il senatore della North Carolina Thom Tillis, che ha annunciato di non potersi ricandidare e dunque esente da ritorsioni politiche immediate, ha lanciato un monito esplicito sui rischi di una sconfitta della maggioranza il prossimo 3 novembre.

Intervistato dalla CBS, Tillis ha paventato l’ipotesi che il capo della Casa Bianca possa scagliarsi contro gli stessi esponenti del suo partito in caso di un esito elettorale sfavorevole, innescando una nuova crisi eversiva. «Se il partito avesse una brutta serata, ‘è davvero il rischio di vedere un attacco diretto o la ripetizione di qualcosa di simile al 6 gennaio. Sarebbe un errore politico imperdonabile permettere che accada», ha avvertito il senatore, confermando come il clima alla vigilia delle midterm abbia superato il livello di guardia istituzionale.

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