Un nuovo fronte di forte preoccupazione si apre negli Stati Uniti intorno alla presidenza di Donald Trump. A lanciare l’allarme non sono soltanto esponenti politici dell’opposizione o commentatori critici nei confronti della Casa Bianca, ma anche centinaia di ex funzionari che hanno lavorato per anni nel settore dell’intelligence e della sicurezza nazionale americana. La rete The Steady State, che riunisce oltre 400 ex professionisti della sicurezza nazionale e dell’intelligence, ha intensificato nelle ultime settimane le proprie denunce sulle conseguenze delle scelte dell’amministrazione Trump. Tra i suoi componenti figurano ex funzionari della CIA, dell’FBI, del Dipartimento di Stato, del Dipartimento della Difesa e del Department of Homeland Security. Il gruppo sostiene che il secondo mandato di Trump stia mettendo sotto pressione quei meccanismi istituzionali che per decenni hanno contribuito a limitare il potere della Casa Bianca.
L’accusa degli ex funzionari: istituzioni sempre più deboli
Il punto centrale delle contestazioni riguarda il progressivo indebolimento dei cosiddetti contrappesi istituzionali. Secondo gli ex funzionari, Trump starebbe concentrando una quantità crescente di potere nelle mani della presidenza, mentre allo stesso tempo aumenterebbe la pressione sui funzionari chiamati a lavorare all’interno dell’apparato federale. La questione assume un peso particolare nel mondo dell’intelligence, dove l’indipendenza delle valutazioni e la separazione tra analisi professionale e indirizzo politico rappresentano elementi essenziali per la sicurezza nazionale. Paul Kolbe, ex dirigente della CIA con una lunga esperienza internazionale, ha paragonato alcuni sviluppi osservati negli Stati Uniti ai meccanismi attraverso i quali i leader autoritari consolidano il proprio potere. “Gli autocrati hanno schemi relativamente comuni nel modo in cui conquistano e utilizzano il potere”, ha osservato Kolbe, collegando questi meccanismi ad alcuni comportamenti dell’attuale amministrazione.
La preoccupazione degli ex funzionari riguarda anche il rapporto tra la Casa Bianca e chi manifesta posizioni critiche. Tra gli elementi citati compare infatti l’utilizzo delle autorizzazioni di sicurezza come strumento di pressione nei confronti di alcune figure considerate ostili all’amministrazione. Il tema ha assunto particolare rilevanza dopo le decisioni con cui Trump ha revocato autorizzazioni a ex funzionari dell’intelligence e ad altri suoi critici. Mark Zaid, avvocato specializzato in sicurezza nazionale e coinvolto in una battaglia legale con l’amministrazione dopo la revoca della propria autorizzazione, ha descritto la situazione con parole molto dure: “I contrappesi sono stati tutti rimossi”. Secondo Zaid, inoltre, la pressione esercitata attraverso le autorizzazioni di sicurezza rappresenterebbe un fenomeno senza precedenti recenti per dimensioni.
La questione CIA e il documento sulle elezioni del 2020
Il confronto tra Trump e una parte dell’ex apparato dell’intelligence si è aggravato anche per una vicenda specifica che riguarda un documento della CIA relativo alle presunte interferenze cinesi nelle elezioni presidenziali americane del 2020. Alla fine di luglio, The Steady State ha chiesto al Congresso e agli ispettori generali competenti di esaminare le circostanze che hanno portato alla produzione e alla successiva diffusione del documento. Gli ex funzionari hanno evidenziato diverse anomalie e hanno sollevato dubbi sul modo in cui le informazioni sarebbero state selezionate e assemblate.
Il documento ha assunto un ruolo politico dopo che Donald Trump lo ha utilizzato per sostenere l’esistenza di interferenze cinesi nelle elezioni del 2020. Secondo la valutazione del National Intelligence Council del 2021, invece, Pechino non aveva condotto operazioni di interferenza nel voto con l’obiettivo di alterarne il risultato. Gli ex funzionari contestano quindi soprattutto il modo in cui l’amministrazione ha utilizzato materiale dell’intelligence precedentemente classificato. Julia Curlee, ex analista della CIA e componente di The Steady State, ha accusato Trump di “usare la CIA” per rafforzare il proprio messaggio politico, definendo la situazione una delle forme più gravi di possibile abuso delle capacità dell’apparato di intelligence.
La CIA, tuttavia, ha respinto le critiche e ha sostenuto di avere collaborato con il Governo di Trump per la diffusione delle informazioni, proteggendo al tempo stesso fonti e metodi. La Casa Bianca ha difeso con decisione l’operato del presidente. Davis Ingle, portavoce della presidenza, ha sostenuto che Trump abbia ricevuto un mandato elettorale per contrastare quella che l’amministrazione considera una politicizzazione del governo durante la precedente presidenza e per restituire maggiore potere ai cittadini americani.
Il timore per un nuovo rapporto tra politica e intelligence
La disputa assume un significato ancora più ampio perché coinvolge direttamente il rapporto tra il potere politico e gli apparati che raccolgono e analizzano informazioni sulla sicurezza degli Stati Uniti. Gli ex funzionari temono che una crescente richiesta di fedeltà personale nei confronti del presidente possa compromettere l’autonomia professionale degli apparati federali. Secondo la loro lettura, un sistema di intelligence efficace deve poter presentare alla Casa Bianca valutazioni anche scomode, senza il timore che analisti e dirigenti subiscano conseguenze professionali quando le loro conclusioni non coincidono con la linea politica del presidente.
Steven Cash, fondatore di The Steady State, ha sottolineato inoltre che una parte consistente dei membri dell’organizzazione preferisce non esporsi pubblicamente. Il timore di possibili ritorsioni, secondo Cash, porta molti ex funzionari a mantenere un profilo riservato nonostante la gravità delle loro preoccupazioni. Gail Helt, ex analista dell’intelligence specializzata in Cina e Taiwan, ha invece espresso preoccupazione per quello che considera un crescente “culto della personalità” attorno a Trump.
Il quadro delineato dagli ex funzionari non rappresenta comunque una condanna giudiziaria nei confronti del presidente e non equivale a un procedimento penale. Si tratta di una presa di posizione politica e istituzionale di un gruppo composto da centinaia di ex professionisti della sicurezza nazionale, che chiede attenzione sul funzionamento delle istituzioni americane e sui limiti del potere esecutivo. La distinzione risulta fondamentale anche per comprendere correttamente il titolo circolato nelle ultime ore: parlare di “atto d’accusa” può suggerire l’esistenza di un procedimento giudiziario che, in questa vicenda, non risulta invece in corso.
Il confronto si sposta sulle elezioni di metà mandato
Le preoccupazioni degli ex funzionari assumono particolare rilievo anche in vista delle prossime elezioni di metà mandato. Un’altra organizzazione composta da veterani dell’intelligence, l’Institute for the Study of States of Exception, sta infatti analizzando i possibili rischi collegati all’utilizzo dei poteri straordinari da parte dell’amministrazione in occasione di future consultazioni elettorali. L’obiettivo dichiarato consiste nello studio dei possibili scenari e non nella previsione di un comportamento specifico da parte del governo.
La discussione sulla tenuta delle istituzioni americane entra così in una fase particolarmente delicata. Da una parte, gli ex funzionari sostengono che l’indebolimento dei controlli sul potere presidenziale possa rappresentare un rischio per la democrazia e per la sicurezza nazionale. Dall’altra, la Casa Bianca difende le proprie decisioni come parte di un mandato elettorale finalizzato a riformare profondamente l’apparato federale. Il confronto non riguarda quindi soltanto Donald Trump, ma il ruolo che l’intelligence deve mantenere all’interno della democrazia americana e il limite oltre il quale la fedeltà politica può entrare in conflitto con l’autonomia professionale degli apparati di sicurezza.
La vicenda resta dunque aperta e potrebbe acquistare ulteriore peso nei prossimi mesi. Gli oltre 400 membri di The Steady State hanno scelto di rendere pubbliche preoccupazioni che molti di loro avevano manifestato finora soprattutto all’interno delle istituzioni. Il loro messaggio è netto: la solidità della democrazia americana dipende dalla capacità delle istituzioni di mantenere autonomia, controlli e responsabilità anche quando il potere esecutivo esercita una pressione crescente. La Casa Bianca, dal canto suo, continua a respingere questa lettura e presenta le proprie iniziative come parte di un progetto per ridurre l’influenza dei burocrati non eletti e rafforzare il controllo politico sul governo federale.
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