domenica 23 Agosto 2026
conte schlein

Il caso woke arriva nel campo largo: Conte apre un dibattito che nessuno può più evitare

La provocazione del leader M5S riporta al centro della discussione il rapporto tra diritti civili e giustizia sociale. Nel centrosinistra emergono posizioni diverse, mentre la destra cavalca le divisioni: il vero nodo resta capire quali priorità possano restituire alla sinistra un rapporto con il Paese reale

Di Redazione
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Prima ancora delle risposte, ‘è una domanda. Ed è forse questo il merito politico di Giuseppe Conte: averla posta quando nel centrosinistra sembrava più semplice evitarla. Il tema è quello del cosiddetto woke, parola ormai diventata un contenitore indistinto nel quale finiscono identità, diritti civili, linguaggio, e battaglie contro le discriminazioni. Una discussione tutt’altro che soltanto italiana. Pochi giorni prima dell’intervento di Conte, il Financial Times si chiedeva: «Perché un socialista deve necessariamente essere anche woke?». Il leader del Movimento 5 Stelle ha scelto di raccogliere la questione e portarla nel cuore del centrosinistra: «Alla sinistra non serve», perché «il nemico da combattere è questa società di diseguali». Non è una rinuncia ai diritti, né la cancellazione delle battaglie civili. È, nella lettura di Conte, una domanda sulle priorità. E soprattutto sull’elettorato che la sinistra vuole tornare a rappresentare.

Il punto: diritti e diseguaglianze

È qui che il confronto diventa politicamente interessante. Conte prova a riportare il discorso sul terreno sociale: salari, lavoro, casa, sanità, diseguaglianze. Non per contrapporre questi temi ai diritti individuali, ma per chiedere se una sinistra capace di parlare soltanto a una parte del proprio potenziale elettorato possa davvero tornare competitiva contro Meloni.Alessandro Zan, eurodeputato del PD, risponde con una posizione diversa, ma non elude il problema: «La dignità delle persone non si divide in categorie». E rivendica insieme lavoro, casa, salute e istruzione e il diritto «ad amare, ad autodeterminarsi, a vivere liberi e senza discriminazioni». È probabilmente questo il punto vero della discussione: non scegliere tra diritti e giustizia sociale, ma capire come tenere insieme entrambe le dimensioni senza lasciare che una cancelli l’altra.

Schlein cambia terreno

La segretaria dem Elly Schlein non pronuncia la parola woke, ma sposta il confronto sui temi economici. L’Italia, sostiene, dopo quattro anni di governo Meloni è «più fragile» e per rilanciarla servono energia meno cara, redditi più alti e nuovi . Una risposta politica che, indirettamente, conferma quanto la provocazione di Conte abbia funzionato. Il tema non è più soltanto culturale: riguarda il profilo della sinistra, il suo linguaggio e soprattutto la sua capacità di intercettare chi vive una condizione di difficoltà economica.

La sinistra si divide, la destra osserva

Italia Viva si schiera con Conte. Matteo Renzi osserva: «Adesso si svegliano tutti. A cominciare dai dem americani», rivendicando le battaglie contro «l’ubriacatura woke». Raffaella Paita rincara: «Le teorie woke fanno male alla sinistra». Da Avs arriva invece la reazione opposta. Elisabetta domanda: «Chi ha chiesto di cancellare feste nazionali, abbattere statue, importare la cancel culture?», definendo «semplicemente una menzogna» l’idea che la sinistra abbia sacrificato il sociale ai diritti civili. Ilaria Salis definisce la woke «un fantasma agitato dalla destra» e la disputa una «stupidaggine colossale». Riccardo Magi di +Europa avverte che l’aut-aut è sbagliato, ricordando che in Italia manca ancora una legge sul fine vita, le coppie gay non possono adottare e l’accesso alla procreazione assistita resta limitato.

La destra ringrazia e scherza

A destra il dibattito viene osservato con evidente soddisfazione. La affida all’intelligenza artificiale una vignetta con Schlein, Conte, Renzi e Giorgio Gori riuniti sotto la scritta «Prima riunione degli wokisti anonimi». Il mette in bocca a Conte la battuta: «Mi chiamo Giuseppe Conte e non sono più woke da due giorni», mentre definisce gli avversari «Vedove della schwa, degli asterischi, della cancel culture, del ddl Zan» e parla di «dietrofront collettivo». Il di FdI Lucio Malan sostiene che la sinistra stia facendo con il woke ciò che fece con il comunismo: «rinnegarlo» dopo averlo sostenuto e aver così «rovinato vite».

La questione che resta

Nel dibattito interviene anche Stroppa, referente italiano di Elon Musk, che osserva: «Mentre il Pd parla di woke con l’avvocato Conte e la destra è concentrata a inseguire Vannacci», lo tsunami dell’intelligenza artificiale rischia di travolgere soprattutto «gli ultimi». Per questo, sostiene, servirebbe «una misura rivoluzionaria per i salari bassi e per chi non ha lavoro». È forse proprio qui che la provocazione di Conte acquista il suo peso politico. Al netto delle etichette, il problema è capire se la sinistra riesca a parlare contemporaneamente a chi chiede diritti e a chi chiede semplicemente di arrivare alla fine del mese. Su X, intanto, la sintesi è diventata una battuta: «woke sopra i 2 euro al litro». Conte ha aperto una crepa nel dibattito. Può piacere o no il modo in cui lo ha fatto, ma dopo il suo intervento la domanda è sul tavolo. E per una forza politica che vuole tornare a vincere, forse è già un risultato.

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