domenica 23 Agosto 2026

Mps, Financial Times scettico: “Doppia ops mossa completamente folle”

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – “Le società che ricevono un’offerta non richiesta hanno a disposizione numerose opzioni. Possono intavolare una trattativa, fare ostruzionismo, difendersi strenuamente, oppure fare qualcosa di completamente folle. La banca sembra aver optato per quest’ultima strada”. Inizia così l’approfondimento che la rubrica Lex del Financial Times dedica alla banca italiana e al lancio di due ops su Banco Bpm e Banca Generali. 

“Dopo aver difeso in passato la validità delle proprie prospettive stand-alone”, ora “propone l’ simultanea di due istituti”, scrive il Ft, che ricorda che la fusione a tre darebbe vita al secondo bancario italiano per volume di prestiti alla clientela con una capitalizzazione di mercato di circa 70 miliardi di , non lontana da quella della britannica Barclays. Lex calcola che considerando un dividendo straordinario di 4 miliardi di euro pagabile prima della fusione, una quota Mps del 50% nella nuova entità varrebbe oltre 40 miliardi di euro, il 15% in più rispetto alla sua attuale capitalizzazione di mercato.  

Ma “calcoli a spanne a parte, l’idea è decisamente bizzarra”, secondo il Ft. “In primo luogo, i prezzi che Mps sta offrendo a Bpm e Generali sono piuttosto modesti. La prima, che annovera tra i suoi azionisti una Crédit Agricole già in passato scettica, si ritrova con una fusione a premio zero; la seconda riceve un magro premio del 10% sulle quotazioni pre-annuncio”. Inoltre di fatto secondo Lex la fusione sarebbe addirittura a quattro, considerando l’acquisizione recente di . “Unire due è un’operazione complessa e richiede tempo; tentare la stessa impresa con quattro richiede una dose di autentico pensiero magico”. Mentre ricorda che da tempo in si accarezza l’idea di un terzo polo bancario e che la Presidente del Consiglio auspica che Mps non finisca per essere “smembrata”, il Financial Times consiglia a Mps di spuntare un prezzo più alto da Intesa, che secondo Lex potrebbe mettere sul piatto un paio di miliardi di euro in più. La mossa di Lovaglio invece è “controproducente: rischia di dare l’impressione che il board dell’istituto sia disposto a tutto pur di non farsi acquisire. Una mossa che potrebbe finire solo per avvicinare maggiormente gli azionisti alle posizioni di Intesa”. 

 

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