La seconda parte del programma di Futuro Nazionale, presentata in esclusiva da La Verità, conferma l’impressione lasciata dalla prima: Roberto Vannacci e il suo ideologo Lorenzo Gasperini hanno molte cose da dire, ma ancora poche risposte su come trasformarle in politica concreta. Famiglia, natalità, difesa, agricoltura, cybersicurezza e burocrazia vengono messi uno accanto all’altro in un catalogo di proposte che oscilla tra idee già viste, misure già adottate e suggestioni difficili da realizzare. Il problema non è avere grandi ambizioni. Il problema è non indicare il conto da pagare.
La famiglia, ma chi paga?
Il cuore del programma è la famiglia. Si propone un «vero quoziente familiare», un Reddito di genitorialità, un Reddito di rinascita per sostenere le madri italiane, un piano casa, mutui agevolati e canoni calmierati. Tutto condivisibile nelle intenzioni, soprattutto davanti a una crisi demografica che non può essere ignorata. Ma un programma politico non può fermarsi alla lista dei desideri. Se si promettono più trasferimenti, più agevolazioni fiscali e più sostegni, bisogna spiegare quanto costano e con quali risorse vengono finanziati. E qui il documento è sorprendentemente avaro di numeri. Ancora più discutibile è l’idea delle «quote azzurre» nei concorsi pubblici per i genitori. Una misura presentata come incentivo alla natalità che rischia però di trasformare la genitorialità in un criterio di preferenza nell’accesso al pubblico impiego. Più che una politica organica per la famiglia, sembra una scorciatoia.
Il voto plurimo: un esperimento pericoloso
Poi arriva la proposta del voto plurimo per chi ha figli. Nel programma viene definita un «interessante esperimento politico». In realtà è una delle idee che meritano maggiore cautela: attribuire un peso diverso al voto sulla base della condizione familiare significa mettere in discussione un principio elementare della democrazia rappresentativa. Si può discutere di come sostenere le famiglie. Molto più difficile è sostenere che alcune persone debbano contare politicamente più di altre.
Difesa: dire cosa non fare
Anche sulla difesa il programma appare più efficace nella critica che nella progettazione. Vannacci rifiuta l’obiettivo del 5% del Pil per la Nato e l’attivazione del Safe, ma quando bisogna spiegare come modernizzare realmente le Forze armate, i dettagli si fanno sfuggenti. È il limite ricorrente del documento: si individuano problemi e nemici, ma raramente si presenta una tabella di marcia credibile.
Agricoltura e burocrazia: slogan e ambiguità
Sull’agricoltura la situazione non migliora. Si vuole destinare gli aiuti al «vero agricoltore» e non al proprietario del terreno, ma senza definire con precisione chi sia il vero agricoltore e secondo quali criteri. Anche la rinascita delle aree rurali rimane una dichiarazione d’intenti. La «burocrazia zero», poi, è il sogno di ogni governo e di ogni cittadino. Ma dire che lo Stato deve arrivare «sulla soglia» del cittadino non spiega come si riformino realmente ministeri, enti, procedure e responsabilità.
Il problema sono i numeri
La seconda parte del programma raccontata da La Verità ha dunque un merito: mette sul tavolo questioni importanti. Ma ha un difetto ancora più evidente: sembra spesso un programma costruito per piacere, più che per governare. Famiglie, madri, giovani, agricoltori, anziani, militari: tutti ricevono una promessa. Ma ogni promessa ha un costo. E senza coperture, tempi, priorità e strumenti legislativi, una proposta resta una proposta. Vannacci può legittimamente rivendicare identità, natalità e sovranità come pilastri della propria offerta politica. Ma se Futuro Nazionale vuole essere qualcosa di più di un movimento di protesta, dovrà fare il salto più difficile: passare dalle parole ai numeri. Perché governare non significa soltanto sapere cosa non si vuole. Significa avere il coraggio di spiegare quanto costa ciò che si vuole fare e chi dovrà pagarlo.
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