giovedì 27 Agosto 2026
È morto Fabio Grossi, addio all’attore e compagno di vita di Leo Gullotta

È morto Fabio Grossi, una vita tra teatro e cinema

Fabio Grossi, addio all’attore e regista che per oltre 40 anni ha condiviso vita e palcoscenico con Leo Gullotta

Di Redazione
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Fabio Grossi è a 68 anni a Roma. L’attore, regista e drammaturgo romano ha concluso il 24 agosto una carriera lunga quasi mezzo secolo, attraversando teatro, , televisione, radio e doppiaggio. La famiglia ha confermato la notizia dopo che l’annuncio aveva iniziato a circolare sui social. La sua scomparsa lascia un vuoto nel mondo dello spettacolo italiano e nel lungo percorso umano e professionale condiviso con Leo Gullotta. I due hanno vissuto insieme per oltre quarant’anni e hanno intrecciato la privata con numerose esperienze artistiche. Nel 2019 hanno scelto di unirsi civilmente, dando forma ufficiale a un legame che aveva attraversato decenni lontano dai riflettori.

Gli inizi sul palcoscenico e l’ con i grandi registi

Nato a Roma il 29 gennaio 1958, Fabio Grossi ha iniziato molto giovane il proprio percorso nel teatro. Nel 1977 ha debuttato ne L’uomo, la bestia e la virtù di Luigi Pirandello, con la regia di . L’esperienza ha segnato l’inizio di un profondo con il palcoscenico e con alcuni tra i protagonisti della regia teatrale italiana. L’anno successivo Grossi ha lavorato ancora con Fenoglio ne Le pillole di Ercole, mentre nel 1979 Luca Ronconi lo ha diretto ne L’uccellino azzurro. Nel corso degli anni Grossi ha continuato a frequentare il teatro con ruoli differenti, costruendo una formazione che gli avrebbe permesso in seguito di dedicarsi anche alla regia e alla drammaturgia.

Il teatro ha rappresentato il centro più duraturo della sua attività artistica. La biografia professionale di Grossi racconta infatti un percorso che non si è limitato alla recitazione, ma ha coinvolto progressivamente diverse forme della creazione scenica. Ha lavorato con numerosi registi e ha affrontato repertori molto diversi, passando dalla tradizione alla contemporaneità. Negli anni successivi ha sviluppato sempre più interesse per la scrittura e per la regia teatrale, mantenendo comunque l’attività di attore. Questa evoluzione gli ha consentito di seguire gli spettacoli da prospettive differenti e di costruire una cifra artistica personale.

Dal cinema popolare alle opere più impegnate

Nel 1981 Fabio Grossi ha esordito sul grande schermo con Mia moglie torna a scuola. Negli anni Ottanta ha partecipato a numerose commedie italiane che hanno raggiunto un vasto pubblico. Tra i titoli figurano I fichissimi di , Pierino contro tutti, W la foca, I carabbimatti e L’onorevole con l’amante sotto il letto. Grossi ha lavorato con registi come Mariano Laurenti, Nando Cicero, Giorgio Capitani, Giuliano Carnimeo e Marino Girolami, inserendosi nella stagione della commedia popolare che caratterizzò una parte importante del cinema italiano di quegli anni.

La sua filmografia, però, non si è fermata a quel genere. Nel 1988 Grossi ha recitato in Scugnizzi di Nanni Loy, iniziando un percorso che lo ha portato anche verso produzioni dal tono più drammatico e impegnato. Tra i lavori successivi compaiono Vajont, Fatti della banda della Magliana e L’amico di famiglia di Paolo Sorrentino. Questa alternanza tra commedia, cinema d’autore e teatro ha raccontato la versatilità di un interprete capace di muoversi tra registri molto differenti.

La televisione, il doppiaggio e una carriera senza un solo genere

Grossi ha lavorato anche in televisione, prendendo parte a programmi legati a personalità come Nanni Loy e Renzo Arbore. Nel corso degli anni ha inoltre partecipato a diverse fiction, tra cui Le ragazze di Piazza di Spagna, Commesse 2 e Un ciclone in famiglia. La sua attività ha compreso anche il doppiaggio. Grossi ha prestato la voce a Carluccio, il di Lino Banfi nel film Occhio malocchio, prezzemolo e finocchio, aggiungendo un ulteriore tassello a una carriera già ricca di esperienze.

Nel 2014 Grossi ha partecipato anche a Più buio di mezzanotte di Sebastiano Riso, film presentato al di Cannes nella sezione Semaine de la Critique. La sua presenza nel cinema ha quindi attraversato periodi, generi e linguaggi differenti, mentre il teatro continuava a occupare un posto centrale nella sua attività. Grossi non ha mai costruito la propria carriera intorno a un’unica immagine artistica, preferendo confrontarsi con esperienze diverse e con forme differenti di spettacolo.

Il lungo sodalizio con Leo Gullotta

Accanto alla carriera, la figura di Fabio Grossi resta indissolubilmente legata a quella di Leo Gullotta. I due hanno condiviso oltre quarant’anni di vita e numerosi progetti professionali. Il loro rapporto ha attraversato il teatro, la produzione artistica e la quotidianità, dando vita a un sodalizio particolarmente duraturo nel panorama dello spettacolo italiano. Nel 2019 hanno celebrato l’unione civile, dopo una relazione iniziata molti anni prima.

Il teatro ha rappresentato anche uno dei principali luoghi della loro collaborazione. Grossi ha lavorato insieme a Gullotta in spettacoli come Il piacere dell’onestà, Minnazza, Le allegre comari di Windsor e Sogno di una notte di mezza estate. Nel corso degli anni ha inoltre curato progetti nei quali il rapporto tra interpretazione e regia assumeva un ruolo centrale. Nel 2009 Grossi e Gullotta hanno dato vita anche a Fuxia Contesti d’Immagine, realtà dedicata alle arti visive e ai progetti creativi.

Una presenza ancora legata al teatro negli ultimi anni

Con l’ingresso nel nuovo millennio, Fabio Grossi ha concentrato soprattutto le proprie energie sulla regia teatrale e sulla drammaturgia. Tra i suoi lavori figura Ecce Homo, rappresentazione della Passione ispirata a una laude umbra del Duecento. Il suo interesse per il teatro non ha però cancellato la recitazione, che ha continuato a coltivare parallelamente ai progetti di regia e scrittura.

Anche negli ultimi anni Grossi ha mantenuto un rapporto diretto con la scena. Nell’estate del 2026 il suo nome era ancora legato a un progetto dedicato a Tiresia, ideato insieme a Giusi Checcaglini e interpretato da Leo Gullotta. Il lavoro ha portato ancora una volta al centro il teatro e il rapporto artistico costruito nel corso di decenni. La notizia della arriva così dopo una vita trascorsa quasi interamente dentro il mondo dello spettacolo, con il palcoscenico come punto di riferimento costante.

La scomparsa di Fabio Grossi chiude un percorso iniziato nel 1977 e sviluppatosi attraverso teatro, cinema, televisione, radio, doppiaggio, scrittura e regia. La sua carriera ha attraversato stagioni molto diverse dello spettacolo italiano e ha incontrato interpreti e registi appartenenti a generazioni differenti. Ma accanto al profilo professionale rimane soprattutto la storia di un legame durato oltre quarant’anni con Leo Gullotta, compagno di vita e di palcoscenico. Un lungo percorso umano e artistico che oggi si interrompe con la morte di Grossi, lasciando nel teatro italiano la traccia di una presenza discreta ma profondamente radicata.

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