La vicenda di Anna Rosa Bartolotta entra in una nuova fase giudiziaria. I genitori della bambina (no vax convinti), morta a quattro anni a Palermo dopo una grave infezione da difterite, hanno depositato una denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Palermo attraverso il loro legale, Luigi Marrandino, avvocato del foro di Napoli Nord. L’iniziativa riguarda le tre strutture sanitarie che hanno seguito la piccola nei giorni precedenti al decesso: l’ospedale Cervello, l’ospedale Civico e l’Ospedale dei Bambini, che fa capo al Civico.
Secondo quanto emerge dalla ricostruzione fornita dalla famiglia e dal legale, la denuncia riguarda la condotta del personale sanitario durante il percorso assistenziale della bambina. I genitori chiedono agli inquirenti di verificare con attenzione quanto accaduto nei diversi passaggi ospedalieri, dalle prime valutazioni cliniche fino alle cure ricevute nelle fasi più gravi della malattia. La denuncia, quindi, apre un ulteriore fronte di accertamento all’interno di una vicenda che la Procura di Palermo aveva già iniziato a esaminare sotto il profilo delle responsabilità legate alla morte della piccola.
La famiglia contesta diagnosi e trattamento
Nel documento presentato alla Procura, la famiglia sostiene che durante il percorso sanitario siano emersi elementi che meritano ulteriori verifiche. Il legale dei genitori ha riferito che, secondo il racconto della coppia, alla bambina sarebbero state formulate diagnosi che la famiglia considera errate durante il passaggio al pronto soccorso dell’ospedale Cervello. I genitori contestano inoltre l’adeguatezza di alcune terapie e di alcuni interventi eseguiti mentre le condizioni della bambina diventavano progressivamente più gravi.
Il contenuto della denuncia rappresenta naturalmente la posizione della famiglia e dovrà trovare riscontro attraverso gli accertamenti della magistratura. Saranno gli esami medico-legali, la documentazione clinica, le testimonianze dei sanitari e gli altri elementi raccolti dagli investigatori a chiarire se esistano eventuali responsabilità nella gestione della paziente. La denuncia non stabilisce quindi responsabilità a carico delle strutture o del personale sanitario, ma chiede alla Procura di verificare in modo completo il percorso seguito dalla bambina prima della morte.
La conferma della difterite nelle analisi
Nel frattempo, le analisi di laboratorio hanno confermato la presenza dell’agente responsabile della difterite. Gli esami sui campioni provenienti dall’Arnas Civico di Palermo hanno individuato il Corynebacterium diphtheriae e il gene della tossina responsabile della forma respiratoria della malattia. L’accertamento ha quindi confermato il ruolo della difterite nel decesso della bambina, dopo una malattia che in Italia non registrava casi mortali da molti anni.
La bambina non aveva ricevuto la vaccinazione contro la difterite. Su questo aspetto la Procura di Palermo ha aperto un procedimento nei confronti dei genitori per omicidio colposo, mentre la Procura per i minorenni ha avviato un fascicolo civile per valutare eventuali profili di responsabilità genitoriale. Le due vicende giudiziarie procedono parallelamente alla nuova iniziativa presentata dalla famiglia contro le strutture sanitarie.
Un consulente per assistere la famiglia negli accertamenti
I genitori hanno inoltre scelto di nominare come consulente di parte Maurizio Municinò, specialista in medicina legale, igiene e prevenzione. Il professionista seguirà gli accertamenti medico-legali nell’interesse della famiglia e potrà contribuire alla valutazione della documentazione sanitaria e degli elementi tecnici che emergeranno durante l’indagine.
Il lavoro dei consulenti assumerà particolare importanza per ricostruire con precisione la sequenza degli eventi e stabilire quali condizioni cliniche presentasse la bambina nei diversi momenti del ricovero. Gli accertamenti dovranno distinguere ciò che deriva direttamente dalla gravità della difterite da eventuali ulteriori fattori legati al percorso assistenziale. La famiglia, attraverso la denuncia, chiede dunque che ogni fase venga esaminata senza tralasciare alcun elemento.
L’inchiesta ora dovrà ricostruire gli ultimi giorni di Anna Rosa
La morte di Anna Rosa Bartolotta ha così aperto un’indagine complessa, nella quale gli inquirenti devono esaminare profili differenti. Da una parte ci sono gli accertamenti relativi alla mancata vaccinazione e alle responsabilità che la Procura attribuisce ai genitori; dall’altra c’è la denuncia presentata dalla famiglia nei confronti delle strutture che hanno seguito la bambina nei giorni precedenti alla morte.
Il quadro definitivo potrà emergere soltanto al termine degli accertamenti. La documentazione sanitaria, gli esami diagnostici, le testimonianze dei medici e degli altri operatori, insieme alle valutazioni dei consulenti, potranno aiutare la magistratura a ricostruire ogni passaggio della vicenda. Per la famiglia resta soprattutto la richiesta di ottenere una ricostruzione completa degli ultimi giorni di vita della bambina e di chiarire se, oltre alla gravità dell’infezione, abbiano inciso altri fattori sul tragico esito della malattia.
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