(Adnkronos) – Ultimo saluto oggi, martedì 14 settembre, in Campidoglio, a Emma Bonino. Ai funerali, in forma laica, partecipano il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni. Entrambi sono già arrivati nell sala della Protomoteca.
Ad aprire la cerimonia sarà Carla Taibi, per anni al fianco della leader radicale come assistente, insieme a Filomena Gallo. Poi la parola passerà a Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova, prima delle chiusure, affidate a Romano Prodi ed Enrico Letta, il premier con cui Bonino guidò la Farnesina da ministra degli Esteri.
Ieri in Campidoglio, nel corso della seconda giornata della camera ardente, si sono avvicendati il vicepremier Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto, gli ex premier Massimo D’Alema ed Enrico Letta, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi. Nel pomeriggio è arrivato anche Giuseppe Conte. E ancora, tra gli altri: Roberto Giachetti per Italia Viva, il presidente del Cnel Renato Brunetta, la senatrice dem Cecilia D’Elia, Bobo Craxi. Per Azione, il capogruppo alla Camera Matteo Richetti, la deputata Valentina Grippo e il segretario romano Alessio D’Amato.
La storica leader radicale è morta venerdì 11 settembre a 78 anni nella Casa di Cura Nostra Signora della Mercede, a Roma, dopo l’aggravarsi delle sue condizioni di salute.
“Il Paese ha perso una donna straordinaria, intelligente, determinata”, ha detto Romano Prodi ricordando Emma Bonino nella cerimonia in Campidoglio. “La tenacia di Emma nella difesa dei diritti non è mai venuta meno. Non abbiamo sempre condiviso tutto, ma la sua battaglia per i deboli e gli indifesi è stata la sua stella polare e un insegnamento per tutti noi”, ha detto l’ex premier e presidente della Commissione Ue.
Prodi ha ricordato l’impegno nel suo secondo governo, dove la Bonino era ministra delle Politiche Ue e del commercio estero parlando della “volontà e determinazione di approfondimento quasi ossessivo di tutti i dossier e degli obiettivi da raggiungere. Prima di ogni riunione di governo Emma discuteva, discuteva e discuteva su ogni punto all’ordine del giorno con metodo analitico a volte molto, molto impegnativo”. Prodi ha anche ricordato una massima della Bonino: “Se la democrazia non cambia il Paese, il Paese abbandona la democrazia, un principio di grande attualità oggi”. Come anche la “commozione e persino le lacrime quando alla caduta del governo il nostro condiviso progetto è stato interrotto”.
“Quando quel pomeriggio nella Sala della Vetrata lessi ministro degli Esteri Emma Bonino, percepii distintamente nella stanza un mormorio di ammirazione e approvazione tra gli astanti. Da allora ho sempre associato personalmente il nome di Emma a quella specie di ola sussurrata, meraviglia e ammirazione che ho sentito quel giorno. Percepisco oggi di nuovo qui quello stesso sentimento tra di noi. Sì, è vero, c’è tanta tristezza. Ne abbiamo parlato. La tristezza non può non esserci qui. Ma noi che abbiamo conosciuto Emma, noi che abbiamo avuto tanta possibilità di lavorare con lei, di condividere con lei visioni, progetti, soluzioni, meraviglia e ammirazione sono ancora quei sentimenti che oggi possiamo condividere con lei qui”, ha affermato Enrico Letta.
“Ho davanti agli occhi – ha aggiunto l’ex presidente del Consiglio – una fortissima immagine, l’immagine di Emma con i giovani studenti. Sono sempre stato impressionato dal rapporto che riusciva a instaurare con loro. In questi giorni c’è chi, sbagliando, ha lasciato intendere quasi che le battaglie di Emma, che Emma aveva combattuto, appartenessero al passato, che ai più giovani non dicessero un granché. Non è così, ne sono testimone. “Emma appartiene ai giovani, ai giovani di oggi. Ogni volta che l’ho invitata a parlare con gli studenti, il problema che ha avuto è che non la lasciavano andare via. Lei ascoltava, rispondeva a ognuno con pazienza, curiosità e attenzione. Anche con risposte secche, come era nel suo carattere, ma sempre con una fantastica disponibilità all’ascolto. Dopo le prime volte ho imparato che quando c’era lei la soluzione unica possibile era aggiungere un’ora in più alla lezione o alla conferenza per lasciare il tempo a questo seguito per le chiacchierate a tu per tu o in gruppo. Sapeva che i giovani hanno bisogno di maestri. Mi diceva: ‘Questi ragazzi non li ascolta nessuno, ma se li ascolti li obblighi a guardarsi dentro e a guardare avanti'”.
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