A pochi mesi dalla scadenza naturale della legislatura, la maggioranza mette a punto la mossa del cavallo per assicurare a “Telemeloni” una vita ben più lunga di quella del governo in carica. La road map fissa l’approvazione finale della riforma della tv pubblica entro la fine dell’anno tra Senato e Camera. La vera chiave di volta del provvedimento è l’estensione della durata del Cda da tre a quattro anni: insediando il nuovo vertice all’inizio del 2027, la destra si garantirebbe il controllo assoluto di Viale Mazzini, dell’amministratore delegato e dei direttori di testata per quasi tutta la futura legislatura, rendendo l’informazione del servizio pubblico intoccabile anche in caso di vittoria dei progressisti.
L’ultimatum di La Russa: «Senza nomi, le nomine in Vigilanza le faccio io»
Il piano di occupazione a lungo termine si intreccia con lo stallo della Commissione bicamerale di Vigilanza, da mesi svuotata dalle dimissioni in blocco delle minoranze. Di fronte al muro dell’opposizione, il presidente del Senato Ignazio La Russa lancia un avviso ultimativo: se entro martedì i gruppi d’opposizione non indicheranno i propri commissari, il giorno successivo provvederà d’ufficio a nominarli motu proprio. Una mossa bollata come «un’ennesima forzatura istituzionale» da Pd, M5S, AVS e Iv, pronte a scatenare la guerriglia parlamentare e a ripetere l’uscita dalla Commissione.
Il cortocircuito interno e le manovre sulle poltrone
Sullo sfondo rimane il pantano legato alla presidenza di Simona Agnes e alla gestione operativa dell’azienda. Con la Vigilanza bloccata che impedisce la ratifica del vertice e lo scontro tra Forza Italia e Lega sull’assegnazione della direzione generale — pretesa dal Carroccio —, l’amministratore delegato Giampaolo Rossi si appresta ad assumere l’interim della DG dopo l’addio di Roberto Sergio. Una soluzione di passaggio per traghettare Viale Mazzini verso la riforma che farà decadere il board attuale per far nascere quello nuovo: comunque vada, blindato a trazione meloniana.





