Durante il congresso nazionale di “Generation Deutschland” (l’organizzazione giovanile dell’ultradestra tedesca Afd), la rappresentante della Süd-Tiroler Freiheit, Melanie Mair, ha pronunciato dal palco un duro attacco contro le istituzioni italiane. In una registrazione ottenuta dal sito d’inchiesta Correctiv, la Mair ha liquidato la convivenza etnica e culturale tra italiani e tirolesi: «Il mescolamento non è un’opzione, non abbiamo nulla a che fare con la lingua o la cultura dello Stato italiano». Dichiarazioni accolte dagli applausi dell’ultradestra tedesca, condite dall’appello esplicito alla secessione e alla «liberazione da uno Stato straniero».
La riscrittura della storia: i terroristi del Bas eletti a «eroi»
Oltre alla rivendicazione separatista, l’intervento della Mair ha proposto un’inquietante revisione storica degli anni delle bombe in Alto Adige. I militanti del Bas, responsabili negli anni ’50 e ’60 di centinaia di attentati e della morte di 15 tra poliziotti e carabinieri, sono stati definiti «combattenti per la libertà». Parallelamente, le forze dell’ordine e lo Stato italiano sono stati dipinti come «carabinieri seviziatori e torturatori», colpevoli di aver difeso la sovranità nazionale. Una narrazione che cancella le ferite del nazifascismo riaprendo faglie etniche che il territorio tenta di sanare da decenni.
L’asse radicale con Berlino e l’allarme dei territori
Il legame tra il separatismo sudtirolese e i vertici di Afd dura da anni e si è consolidato con la visita a Tramin del radicale tedesco Jean-Pascal Hohm, accolto dalla Mair in costume tradizionale tra le proteste dei cittadini e la contrarietà del sindaco. Come sottolineato da Simonetta Nardini, direttrice del quotidiano Salto, la convergenza tra la Süd-Tiroler Freiheit, Afd e gli ambienti dell’estrema destra è irresponsabile: risvegliare pulsioni etno-nazionaliste rischia di mandare in frantumi il lungo lavoro di ricucitura e pacificazione faticosamente portato avanti in Alto Adige.





