domenica 1 Novembre 2026

Nessun luogo è sicuro: gli edifici danneggiati di Gaza diventano trappole mortali

Il crollo del palazzo "Saada" a Gaza City provoca almeno 21 morti, tra cui 12 bambini, e lascia un centinaio di persone sotto le macerie. Lesionata dai precedenti raid, la struttura era l'unico rifugio per dieci famiglie di sfollati. La Protezione civile e l'Onu denunciano: «Mancano le attrezzature di soccorso, duemila palazzi sono bombe a orologeria»

Di Redazione
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Nel quartiere di Tal al-Hawa, a Gaza City, l’edificio di sei piani chiamato “Saada” — un nome che significa “Felicità” — è crollato improvvisamente nel cuore della notte, travolgendo oltre cento che vi avevano trovato riparo. Il bilancio provvisorio conta 21 morti, tra cui 12 bambini, e 45 , ma il totale è destinato a salire: sotto la di detriti mancano all’ circa cento persone. La struttura, già gravemente lesionata e inclinata a causa dei bombardamenti israeliani subiti tra il 2024 e il 2025, presentava evidenti . Ciononostante, dieci famiglie Senza altra alternativa si erano sistemate al suo interno per sfuggire alla miseria dei campi profughi.

Scavi a mani nude e il blocco delle attrezzature

Le operazioni di soccorso procedono a rilento e in condizioni disperate. I soccorritori della , affiancati da agenzie Onu, Croce Rossa e residenti che scavano a mani nude, continuano a sentire voci e grida d’aiuto provenire dalle macerie. A rallentare i è la grave carenza di macchinari pesanti, la cui entrata è fortemente limitata da Israele poiché classificati come materiali a “doppio uso” civile e militare. Il direttore dell’Undp a Gaza, Alessandro Mrakic, ha sottolineato come la mancanza di materiali da costruzione e di mezzi spinga la popolazione a vivere in trappole mortali.

Duemila edifici a rischio: l’ per l’inverno

Per le autorità locali e i residenti la responsabilità della tragedia ricade sul blocco e sui raid prolungati. Secondo stime della Protezione civile, nella Striscia ci sono circa duemila edifici pericolanti che la popolazione continua ad abitare per mancanza di tende o abitazioni agibili: vere e proprie “bombe a orologeria” pronte a cedere con l’arrivo delle piogge invernali. Mentre si contano oltre 8.500 complessivi dall’inizio del conflitto, gli attacchi non si fermano: nuovi raid hanno colpito Khan Yunis, mentre fa discutere un che mostra l’uccisione di un quindicenne intervenuto per soccorrere un paramedico.

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