(Adnkronos) – Il cinema, il romanzo poliziesco e il movimento come principio della scrittura. Sono questi alcuni degli elementi che lo scrittore francese Jean Echenoz indica tra le principali matrici del suo lavoro narrativo, raccontando al festival Pordenonelegge la genesi di “Bristol”, il nuovo romanzo pubblicato in Italia da Adelphi. Al centro del libro c’è Robert Bristol, regista con una dozzina di film alle spalle, produzioni non memorabili e continui problemi di budget, due matrimoni falliti e una salute tutt’altro che brillante. Un protagonista lontano dalla figura dell’eroe, coerente con l’interesse dichiarato da Echenoz per i personaggi segnati dall’insuccesso più che dal trionfo.
“Idealmente ci deve essere sempre del movimento”, ha spiegato lo scrittore premio Goncourt. Un principio che riguarda non soltanto l’azione e il ritmo della storia, ma anche la costruzione della frase. “Mi piace il ritmo, mi piace l’azione, mi piace dare ritmo non solo alla storia, ma anche alla frase”, ha detto Echenoz, sottolineando come anche le descrizioni più lente debbano mantenere una propria scansione. La matrice cinematografica di Bristol affonda le radici negli anni Settanta, periodo che Echenoz considera fondamentale per la propria formazione. In quegli anni, ha raccontato, il cinema gli ha permesso di acquisire tecniche che avrebbe poi cercato di trasferire nella narrativa: dal montaggio ai movimenti della macchina da presa, fino alla musica cinematografica, trasformata in una sorta di “musica della lingua”. A questa influenza si aggiunge il vecchio interesse per il romanzo poliziesco. Negli anni Settanta, quando secondo Echenoz il romanzo attraversava una fase di relativa debolezza, il genere giallo gli era apparso come una possibile via per costruire la fiction. Un interesse rimasto nel tempo, anche se la sua produzione successiva ha preso direzioni molto diverse.
In “Bristol” cinema e indagine si intrecciano. Mentre il protagonista è impegnato sulle rive del Limpopo nelle riprese del film “L’oro insanguinato”, adattamento di un romanzo rosa ambientato nel cuore dell’Africa, a Parigi un ispettore di polizia cerca di ricostruire la misteriosa morte di un uomo dall’identità sfuggente, arrivando a sospettare dello stesso Bristol. Il protagonista, però, non nasce dal ritratto di un regista realmente esistito. “E’ totalmente di finzione”, ha precisato Echenoz, spiegando di non essersi ispirato a un cineasta specifico. Il contatto con il mondo del cinema è arrivato anche da un’esperienza personale: molti anni fa lo scrittore aveva lavorato, sia pure brevemente, a una sceneggiatura, entrando così in contatto con il cinema indipendente e con alcuni aspetti concreti della produzione e del finanziamento di un film. Per alcuni dettagli tecnici del romanzo, ha aggiunto, Echenoz ha invece chiesto informazioni a un cineasta francese. Ma la costruzione del personaggio e gli elementi principali della storia restano frutto dell’invenzione.
La commedia, altro elemento caratteristico del libro, diventa così una sorta di maschera. “E’ anche un po’ una maschera per far passare storie che non sono, in fondo, molto felici e allegre”, ha osservato Echenoz. Dietro l’effervescenza delle situazioni e il ritmo dell’avventura emerge infatti una predilezione per le sconfitte, per i personaggi che inseguono un risultato senza necessariamente raggiungerlo.
Bristol appartiene a questa galleria di figure marginali: un regista che continua a lavorare nonostante una carriera segnata da insuccessi, difficoltà economiche e vicende personali complicate. Anche il suo nuovo film procede tra incidenti, imprevisti e contrattempi, mentre l’indagine poliziesca introduce nel racconto una componente gialla. Il risultato, nelle parole dell’autore, nasce dall’incontro tra diverse forme narrative: il cinema, il romanzo poliziesco, la commedia e l’avventura. Un intreccio attraverso il quale Echenoz torna a interrogarsi sulla natura stessa della narrazione e sul rapporto tra realtà, artificio e illusione.
“Bristol”, apparso in Francia nel 2025, arriva dopo una lunga serie di opere pubblicate in Italia da Adelphi, tra cui “Ravel”, “Il mio editore”, “Correre”, “Lampi”, ’14” e “Inviata speciale”. (di Paolo Martini)
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