Dalla vetrina televisiva di Porta a Porta, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni rivendica la linea dura sulla scuola e difende il provvedimento che introduce un limite alla presenza di studenti stranieri nelle aule, trascinando il Quirinale al centro del dibattito politico. Per respingere le letture critiche che vedevano nei recenti richiami del Capo dello Stato un freno al governo, la premier sceglie la strada dell’affondo: anche Sergio Mattarella, quando era ministro dell’Istruzione, «redigeva circolari» per evitare l’eccessiva concentrazione di alunni stranieri nelle stesse classi.
La difesa del governo e la polemica con il Colle
Secondo la premier, la misura — destinata ad approdare a breve in Consiglio dei ministri sotto forma di decreto o ddl — risponde a un criterio di puro «buonsenso» ed è finalizzata a evitare la creazione di veri e propri “ghetti” integrativi. L’intervento, precisa Meloni, mira a una distribuzione più equa concentrandosi in particolare sui ragazzi che non conoscono la lingua italiana.
Dal Quirinale filtra un no comment ufficiale, pur confermando interlocuzioni tecniche in corso tra gli uffici della Presidenza e il ministero competente. Compatte e durissime le opposizioni: per la segretaria del PD Elly Schlein, l’uscita della premier rappresenta «una provocazione diretta alla più alta carica dello Stato» che dimostra «totale mancanza di senso dello Stato», evidenziando come le circolari dell’epoca avessero scopi inclusivi ben diversi dal testo normativo della maggioranza.
Dai conti pubblici al nodo Vannacci
L’intervento della premier ha toccato anche i temi caldi dell’economia e della politica interna. Sul fronte dei conti pubblici, Meloni non ha nascosto il proprio rammarico per la sfumata uscita anticipata dalla procedura d’infrazione europea sul deficit, rimasto bloccato al 3,08%. Un passaggio condito da una stoccata alle revisioni dell’Istat.
Infine, la presidente del Consiglio ha riservato parole velenose al generale Roberto Vannacci. Pur senza accusarlo direttamente di essere un emissario di Mosca, Meloni ha stigmatizzato il rilancio, da parte di pagine vicine all’europarlamentare, di argomenti riconducibili alla «più vergognosa propaganda russa» contro il Governo italiano, intimando chiarezza a chi si definisce patriota.
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