2
L’unione dei puntini politici restituisce l’immagine di una scheda elettorale. Nel campo delle opposizioni si fa strada la convinzione che la maggioranza stia preparando il terreno per un ricorso anticipato alle urne: «Si voterà presto, forse a marzo o ad aprile», sintetizza un alto esponente del centrosinistra. Dall’ipotesi di abolizione del bollo auto alle iniziative sulla legge elettorale, fino alla battaglia della Lega sull’abolizione del canone Rai, la sequenza delle ultime uscite governative viene letta come una chiara accelerazione propagandistica.
Lo scontro con il Quirinale sulla scuola
A far salire la tensione è stato il commento della premier al discorso del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ad Amatrice aveva richiamato l’articolo 34 della Costituzione ricordando che «la scuola prepara tutti, è aperta a tutti» e deve servire a «superare i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità». Un monito arrivato a poche ore dall’annuncio di Meloni su un provvedimento per fissare un tetto agli studenti stranieri nelle classi.
La controriposta di Meloni — «Mattarella da ministro redigeva circolari sul tetto agli stranieri in classe» — è stata bollata dalle opposizioni come «l’ennesima mossa di campagna elettorale», nelle parole di Nicola Fratoianni. Dal Quirinale non arrivano commenti ufficiali, in attesa di esaminare il testo, ma si ricorda il valore dell’articolo 34 e il fatto che la circolare del 1990 citata si limitasse a prevedere che gli alunni dello stesso gruppo linguistico «non devono superare il numero di cinque per ogni classe» al solo fine di intensificare le «attività di sostegno linguistico».
Il centrosinistra tra la corsa ai programmi e le spaccature sul ddl antisemitismo
L’eventualità di un voto ravvicinato costringe il campo progressista a stringere i tempi su programma e primarie. Tuttavia, il cantiere dell’alternativa si scontra con aperte divergenze parlamentari. Sul disegno di legge contro l’antisemitismo, il PD si appresta a votare “No” insieme a M5S e AVS, rifiutando il testo se non passerà l’emendamento dem: «Ai fini della presente legge non è considerato antisemitismo l’espressione della libera critica alle azioni politiche del governo dello Stato di Israele».
Una linea che spacca i democratici, con la componente riformista orientata invece per il “Sì”. Nel corso del dibattito interno, Piero Fassino ha rievocato la sua missione storica per ricucire con la comunità ebraica dopo la guerra dei sei giorni: «Quella missione me la porto sulla pelle». Un richiamo che evidenzia le difficoltà della segretaria Elly Schlein nel mantenere compatto il partito alla vigilia della stretta elettorale.





