venerdì 25 Settembre 2026

La denuncia del Nyt: “Paradossale che la stampa Usa sia fuori dalla Casa Bianca e quella cinese dentro”

L'affondo del quotidiano newyorchese sulla gestione dei media al vertice Trump-Xi: mentre la CNN viene bloccata all'ingresso, i reporter del regime di Pechino coprono regolarmente la visita di Stato

Di Redazione
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Un corto circuito grottesco andato in scena nel cuore della democrazia americana. Nel giorno della visita di Stato del presidente cinese Xi Jinping a Washington, la del Times squarcia il sulla gestione dei media da parte di : cancelli sbarrati per i cronisti americani sgraditi al tycoon e tappeti rossi srotolati per di regime della Repubblica Popolare.

Reporter USA bloccati, media di Pechino accolti

Mentre i giornalisti di emittenti americane come CNN, MS NOW e la testata Politico venivano inizialmente lasciati fuori dai cancelli del complesso presidenziale in palese sregio di un ordine giudiziario, la delegazione di reporter cinesi accedeva senza alcun ostacolo alle sale della . Un paradosso clamoroso evidenziato dal quotidiano di New York, che mette a nudo l’ironia amara della vicenda: Trump ha persino scherzato con i presenti sottolineando come i cinesi potessero vantare «il corpo stampa più amichevole».

Un’amichevolezza che è l’effetto diretto della repressione di Stato. Come ricorda Reporter Senza , la Cina occupa il 178° posto su 180 per la libertà d’informazione, con almeno 111 giornalisti attualmente rinchiusi in carcere. Di fronte a Xi Jinping, tuttavia, il presidente americano ha preferito evitare qualsiasi accenno ai diritti umani, riservando al leader di Pechino accoglienze sfarzose ed elogiando la «vera e grande amicizia» consolidata negli ultimi anni.

Attacchi ai media e sdegno al Congresso

Tra visite guidate al nuovo salone da ballo in costruzione ed esibizioni di foto satiriche contro il predecessore Joe Biden, Trump ha sfruttato l’evento per l’ennesimo affondo contro la stampa di casa sua. Sui social ha incoronato Xi come un «leader altamente rispettato», bollando al contempo i network statunitensi come fonti prive di credibilità e distributori di “fake “.

Il comportamento della Casa Bianca ha provocato dure reazioni al Congresso. Il senatore democratico Chris Coons ha accusato apertamente Trump di voler «copiare» il repressivo di Pechino contro il d’inchiesta. Rilievi sono arrivati anche dal fronte repubblicano: il senatore Roger Wicker ha richiamato l’amministrazione a non dimenticare la reale natura autocratico-strategica della Cina, mentre lo schiaffo alla stampa americana fa il giro dei media internazionali.

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