Un retroscena clamoroso si consuma dietro le quinte del nuovo decreto scuola. Nelle bozze preparatorie dell’articolato, fino alla vigilia del Consiglio dei Ministri, era inserita una misura che avrebbe permesso di allontanare i minori dal nucleo familiare qualora i genitori non si fossero adoperati per far apprendere la lingua italiana ai figli, superando così le barriere linguistiche. Una norma d’impatto fortissimo che avrebbe consentito il collocamento dei ragazzi fuori dalla famiglia in presenza di inadempienze legate al percorso scolastico.
La spinta di Palazzo Chigi e la linea del Quirinale
Per approvare il pacchetto di regole — comprensivo del tetto agli studenti stranieri e del divieto di burqa negli istituti — la premier Giorgia Meloni ha voluto fortemente lo strumento d’urgenza del decreto legge, preferendolo ai tempi più lunghi di un disegno di legge. La triangolazione tra gli uffici legislativi di Palazzo Chigi, del Ministero dell’Istruzione e del Quirinale ha però registrato momenti di aperta tensione.
Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha ricordato la centralità dell’articolo 34 della Costituzione, secondo cui «la scuola è aperta a tutti». Fronteggiato da rilievi di incostituzionalità e dalle perplessità sollevate anche internamente al governo, in particolare dall’ala moderata di Forza Italia, il ministero ha dovuto fare marcia indietro prima dell’approvazione in Cdm.
Smentite e veleni sulle circolari
In conferenza stampa il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha provato a ridimensionare l’episodio bollandolo come una speculazione delle opposizioni: «Ma vi pare che facciamo l’allontanamento del minore? Forse qualcuno dell’opposizione vi dà queste bozze». Fonti dell’esecutivo confermano tuttavia la presenza del testo iniziale e la sua successiva depennamento proprio a seguito dei rilievi emersi durante le limature con il Colle.
Non sono mancate le frecciate a distanza: da Palazzo Chigi si è fatto notare come lo stesso Mattarella, quando era ministro dell’Istruzione tra il 1989 e il 1990, avesse firmato circolari tese a regolamentare la presenza di alunni stranieri nelle classi. Una replica a cui Valditara si è accodato rivendicando la bontà della sua riforma, fondata sull’italiano come fattore di inclusione.





