sabato 26 Settembre 2026

Il Ponte di Salvini non c’è ancora, ma perde già i pezzi: si dimette il direttore tecnico

Valerio Mele abbandona il ruolo di Direttore tecnico dal primo ottobre per rientrare in Anas. L'addio scuote la società proprio mentre l’atto da portare al Cipess resta congelato dopo la bocciatura della Corte dei Conti e i 400 paletti del Consiglio dei Lavori Pubblici. A Palazzo Chigi si punta già il tesoretto da 10 miliardi per la manovra

Di Redazione
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Un fulmine a ciel sereno squarcia la narrazione trionfale della grande opera da 13 miliardi di euro. Proprio mentre la macchina della propaganda prova a rassicurare sui tempi di apertura dei cantieri, la società Stretto di perde uno dei suoi pezzi da novanta: Valerio Mele, il tecnico che ha scortato l’intero dossier sin dal ripescaggio dei vecchi con Eurolink, molla la poltrona dal primo ottobre e torna di corsa in Anas.

Un abbandono pesante come un macigno per l’infrastruttura simbolo del vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini, costretto a fare i conti con una fuga al vertice nel momento di massimo scoperto burocratico e contabile.

Il labirinto burocratico: bocciature e 400 prescrizioni

L’uscita di scena del capo dei tecnici arriva nel momento più acuto del cortocircuito istituzionale. La delibera chiave da portare al Cipess è ancora lontana dal traguardo, impantanata dopo la pesante bocciatura rimediata nel dalla Corte dei conti, che aveva evidenziato gravissime irregolarità e il mancato parere del Consiglio superiore dei pubblici.

Se il del CSLLP è infine approdato ad agosto, il prezzo pagato dal Mit è stato salatissimo: un verbale infarcito da oltre 400 prescrizioni e condizionamenti tecnici da soddisfare prima di poter soltanto sognare il progetto esecutivo. Risultato? I tempi slittano, la delibera corretta continua a rinviarsi e la macchina dei cantieri resta desolatamente ferma ai box.

Assalto al “tesoretto” di bilancio e la versione della società

Il prolungato stallo sta creando fibrillazioni anche nei palazzi della romana. In vista della che aprirà la lunga stagione elettorale, a Palazzo c’è chi ha già iniziato a mettere gli occhi sull’imponente tesoretto finanziario destinato all’opera: oltre 10 miliardi di euro blindati nei conti dello Stato fino al 2036 che molti vorrebbero disincagliare per coprire altre emergenze economiche.

Dal canto suo, la società Stretto di Messina prova a gettare acqua sul fuoco per disinnescare la politica: «Nessuna criticità per il progetto, il nuovo incarico in Anas è stato deciso e condiviso da tempo e la Stretto di Messina ha già acquisito le risorse tecniche necessarie per la realizzazione del ponte che ha recentemente ottenuto il parere favorevole da parte dell’Art e del CSLLP». Smentite d’ordinanza che non bastano a coprire le crepe di un progetto che continua a perdere pezzi e credibilità.

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